Semplici, cosa cambia tra subentrare in corsa e partire da inizio stagione

L'arte di allenare cambiando pelle in base al tipo di obiettivo da raggiungere

pubblicato il 07/06/2021 in Sotto la lente da Mario Siddi
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Mario Siddi
2021

La stagione appena conclusa che ha visto un Cagliari salvo a due giornate dalla fine, ha avuto un indiscusso protagonista: il suo tecnico.

Leonardo Semplici, subentrato in corsa alla guida di una squadra in piena crisi, è riuscito infatti in poche settimane, a cambiare i connotati di un intero gruppo che con Eusebio Di Francesco aveva smarrito completamente la bussola.

Adesso, che è stato confermato, e quindi partirà fin dalla preparazione, probabilmente dovrà cambiare qualcosa sia in termini di mentalità, che di comunicazione nei confronti dello spogliatoio.

Arrivare a stagione iniziata infatti, è cosa ben diversa che esserci dall'inizio. E portare una barca salva in porto, non coincide affatto col “varo”di una nuova e il suo mantenimento. Sono due cose molto diverse.

Subentrare in corsa

Quando si subentra in panchina dopo l'esonero di un collega infatti, solitamente vi sono due costanti negative: carenza di risultati e classifica pericolosa.

Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, il nuovo allenatore riesce però (e in questo Semplici è stato bravissimo), a convogliare in termini di gioco, tutta la rabbia accumulata in mesi di schiaffoni, e portare vittorie e punti alla propria squadra.

Detto che intercettare questo sentimento dello spogliatoio è tanto intuitivo quanto difficile, questo è soltanto il primo gradino. Quello successivo è trovare la continuità e tenere alta l'asticella della voglia di riscatto. Altrimenti, restano solo risultati velleitari che non smuovono la classifica.

In questo senso, il tecnico toscano è stato veramente un maestro: tenere la rosa sul pezzo per “13 finali” il suo merito più grande, e le chiavi in mano del Cagliari per il prossimo campionato, il giusto riconoscimento.

Partire dall'inizio

Altra cosa invece è partire dall'inizio. Può sembrare un paradosso, ma avendo tempo di allenare, programmare, fare esperimenti e cercare di imprimere il proprio credo, ciò che viene a mancare è proprio il fattore “disperazione”, che nel caso dello scorso anno, ha determinato la salvezza.

Si tratta di essere bravi nel restare alla guida, trasmettendo la fame giusta alla squadra come se “ci si dovesse salvare”già da inizio anno.

Al netto dei vantaggi tecnico-tattici della gestione del gruppo dall'inizio, dove esiste il tempo per provare moduli, soluzioni, alternative e caratteristiche dei calciatori, il pericolo maggiore è dissipare la potenzialità morale perché non concentrata in breve tempo, ma al contrario spalmata per tutto il calendario.

E in una squadra come il Cagliari di “media classifica” e senza “strafenomeni” a togliere le castagne dal fuoco, vuol dire tanto.

Significa che se da una parte (tecnicamente parlando) si può imbastire un annata proficua sfruttando il ritiro, dall'altra bisogna alimentare il “fuoco dentro” di una realtà calcistica come il Cagliari che se manca di “garra”, manca di tutto.

Semplicemente basta saperlo. E Leonardo, che con il calcio in provincia ci ha costruito una carriera, su questo punto la sa lunga.