Caro Cagliari, è un'endemia

L'analisi del match contro il Venezia

pubblicato il 02/10/2021 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri

Vento caldo. Di quelli che muovono le foglie ma non rinfrescano, anzi soffocano. Keita la sblocca con una folata, con un'alitata più che con un cambio stagione.

Il Cagliari ha provato ad imporsi ratione autoritatis più che autoritate rationis, ma la sensazione è che ai rossoblù manchi sia l'autorità, sia la ragione. Sicuramente le gambe, perché dopo un'oretta di spavalderia il Venezia è uscito dalla laguna e si è preso il campo centimetro dopo centimetro, meritando un pareggio che, gira che ti rigira, è arrivato.

E se questa è la proposta massima che la squadra è in grado di offrire, Nandez andrà via ed è giusto, anzi giustissimo, che lo faccia. Il Cagliari è una squadra di due-tre categorie sotto al livello del Leon e, non da ieri ma con la conferma di ieri, anche rispetto a Razvan Marin.

Il centrocampista romeno ha provato ad ispirare una manovra buttando ettolitri di lubrificante su ingranaggi dell'avanti Cristo, ma a parlare la sua lingua son rimasti in pochissimi.

Persino Joao Pedro, tendenzialmente trascinante almeno sulla giocata estemporanea, è lentamente sparito dal campo, come a dimostrare che per riportare la barca in porto servirà l'apporto del gruppo e non del Messia designato. Fatto sta che, è la notizia non è affatto marginale, il Cagliari non vince mai. Ha tre punti e nella migliore delle ipotesi rimarrà penultima anche per questa giornata, a due universi di distanza da quella squadra che vagheggiava l'Europa League sotto l'egida di Maran e Nainggolan. Che dapprima fece un girone d'andata sovraumano per inabissarsi. Poi toccò a Di Francesco che ad alto livello ne giocò una decina. Ora siamo arrivati al massimo stadio dell'involuzione, l'implosione della stella rossoblù, con un rendimento assente sin dalla prima giornata.

In fin dei conti, se ci si ragiona, funziona tutto un po' peggio di prima. Gli attaccanti segnano meno, la difesa subisce enormemente di più. Persino il portiere para meno, e c'è il rischio che i centrocampisti inizino a defilarsi. Poi si può cambiare allenatore, direttore sportivo, massaggiatore e giardiniere,ma la situazione resta la stessa da anni e non mostra inversioni di rotta, tolto il sussulto dell'autunno 2019. Quasi un colpo di tosse.

Forte, chiaro, distinto. Quasi potente. Ma pur sempre sintomo di una malattia.