La sacra infame legge del gol

L'analisi del match contro lo Spezia

pubblicato il 30/11/2020 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri
2020

Il legislatore dell'universo (calcistico) è morto già da quattro giorni, ma le vecchie leggi sono più vive che mai.

Il Cagliari le prende e dopo la riprende, poi gigioneggia, non la chiude e – dura lex, sed lex – non la vince. Lo Spezia segna su rigore, ma l'assist è la scivolata (o scivolone) di Ounas a porta spalancata, è il piedone di Provedel, che calamita la conclusione di Sottil e – probabilmente – impone il risultato più giusto. Ma nel calcio il concetto di giusto e sbagliato sfumano nella logica del momentismo e dell'inerzia, e una squadra che inverte l'anemometro in meno di dieci minuti non può non vincere quella partita.

Era bastato pochissimo, prova indiziaria del potenziale dei rossoblù, con Joao Pedro nella versione più letale di sé stesso, quella dello squalo che – in mezzo ad un mare piatto, che più piatto non si può - annusa il sangue e sbrana. Poco dopo Pavoletti torna al gol dopo un anno e mezzo, un'eternità per il suo pedigree, nulla per un'isola che lo avrebbe aspettato anche tutta la vita. Il trenta ne ha abbracciato uno per abbracciarli tutti: in quel tuffo tra le braccia del fotografo, la voglia matta di tornare a festeggiare con la sua gente, di ricordare che - in mezzo ad un Cagliari che c'era ma non troppo – lui c'era e c'è. Troppo presto per parlare di messaggio recapitato al Cholito, perché nei 73 minuti in campo si è percepita ancora un po' di ruggine, ma tornare ad aggiungere la desinenza -gol al prefisso Pavo era una condizione necessaria per il suo ritorno a riveder le stelle.

Ha deciso di farlo strano, anzi stranissimo. Lui sceriffo dell'aria, al ritorno sul tabellino col taconazo, su gentile assistenza di Gabriele Zappa. Su questo ragazzo bisogna aprire un capitolo a parte: incide in tutte le partite, ha corsa, qualità ed enormi margini di miglioramento (sul gioco aereo è ancora fragilissimo). E grazie ad elementi come lui il Cagliari, seppur ieri non abbia brillato (ma al netto degli alibi), ha un'identità chiarissima.

Le parate di Cragno, l'aratro di Zappa, la ferocia agonistica di Nandez e Rog, la corsa e i dribbling di Sottil, il killer instinct di Joao. Queste son le certezze. E alla nona giornata non sono poche.