Cagliari, cosa farai da grande?

L'analisi del match contro il Bologna

pubblicato il 02/07/2020 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri
2020

Può succedere di tutto. E di tutto non è un'esagerazione. Nel giorno in cui l'Inter gioca a tennis col Brescia, in quello in cui la Spal prima torna a riveder le stelle con la fantascienza floccariana, per poi cadere come corpo morto cade, e nel giorno in cui Parma e Verona giocano a guardia e ladri e viceversa, un punto a Bologna si prende, eccome se si prende. Anche perché, risultato a parte, ieri il Cagliari ha dato la netta sensazione di esser tornata ciò che aveva smesso di essere dal ratto di Alberto Cerri: una squadra. Perché il manifesto anti-insonnia di Verona era troppo brutto per essere vero, perché un gol a tempo scaduto a Ferrara poteva pure essere fuorviante, esattamente come il tappeto rosso steso dal Torino, peraltro calpestato con scioltezza solo col signore belga in campo. Ma ieri no: il Cagliari ha trovato di fronte un avversario vero, uno di quelli che in inverno avrebbe triturato i sardi pezzo per pezzo; ha subito un gol tagliagambe, di quelli che ti fanno entrare nello spogliatoio col dito puntato e la testa per aria, e l'ha metabolizzato come il prosciutto e melone estivo.

A meno di due minuti dal ritorno in campo, un ragazzo argentino smentiva per l'ennesima volta la più stupida e banalizzante favoletta mai architettata attorno al concetto di centravanti, quell`assioma che bolla, senza appello, come inconsistenti i nove generosi, quelli dalle mille sportellate più una. Forse il Cholito in versione pokerista esce dal Dall'Ara con una nuova, pesante certezza: la guerra è bella, anche se fa male, ma lì in trincea si può fare gol. 

Dove invece fare gol è ben più complesso è il territorio Carboniano, inteso come quello della giurisdizione del millennial di Tonara. Preciso da terzo, spiazzante dall'infortunio di Ceppitelli in poi, quando mister Zenga non ha aspettato mezzo minuto a consegnargli le chiavi della difesa e spostarlo al centro dei tre. È ancora presto per lanciarsi in previsioni azzardate e scomodare facili paragoni, il ragazzo deve crescere con calma e il tour de force di quest'anno, sommato all'esodo di Cacciatore, può rappresentare un'opportunità. Ma giova ricordare un dato, una semplice statistica che, in quanto tale, è fissa, immutabile ed incontestabile: alla sua età Nicolò Barella affrontava la sua prima stagione da titolare, in Serie B e con la maglia del Como. Che possa essere di buon auspicio.

Di sicuro Zenga sa di poter contare su un elemento affidabilissimo per la rincorsa finale, quella in cui il Cagliari sarà chiamato a guardarsi dentro e rispondere al più classico dei "cosa farò da grande".