Ma la festa non è finita

L'analisi del match contro l'Udinese

pubblicato il 22/12/2019 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri
2019

L'ambizione preesiste all'obiettivo. È innata, c'è o non c'è, non conosce divenire e lo rifugge. Ne rifiuta le sfumature ed i cambiamenti, i venti che ne gonfiano le vele per poi sgonfiarle poco dopo. E all'improvviso. 

È per questo che un sogno, un'ambizione, non può essere spenta da una partita ciccata. Perché è stata ciccata, e a voglia. Gli episodi raccontano altro, e forse agli stessi si aggrappa Maran nel post gara, con le tante occasioni dilapidate da quella che, sino alla settimana scorsa, era la squadra più cinica del campionato. Ma nessun fucile può sparare in eterno, e arriva un momento in cui sacrificare un colpo può risultare necessario per tornare a sparare.

Una sconfitta con l'Udinese forse, e giustamente, va sotto le aspettative, ma rientra anche nella logica di una battuta d'arresto fisiologica, anche per squadre che giocano campionati di vertice. Non ingannino i due k.o. consecutivi, perché sino al 93' di lunedì scorso il Cagliari aveva battuto la Lazio più forte degli ultimi anni con merito. Paradossalmente, il rammarico che poteva esistere in quell'occasione lascia il tempo che trova nell'analisi della Dacia Arena, dove l'Udinese ha meritato la pagnotta.

Joao Pedro ha dormicchiato, ma il gol tradisce un'annata che non riesce a non vederlo come colonizzatore della A. Malissimo anche Faragò e Pellegrini, con il Cagliari aggrappato alle giocate di un Nainggolan che ieri, per la prima volta da inizio anno, è davvero apparso come una roba ben diversa dai dieci compagni. Il belga ha provato a caricarsi la squadra sulle spalle, ma ci ha pensato il legno a spiegare all'ex Inter che ieri non fosse la giornata giusta per il sacco di Udine. Il Cagliari chiuderà in ogni caso l'anno con un sesto posto minimo, ancora con un buon margine sull'ottava piazza per la conquista del settimo, vero e concreto obiettivo dei rossoblù a scapito di suggestioni e fantasie. Ad oggi l'Europa dista due parole: Milan e Torino, le due contender con cui ci si giocherà un posto al sole. Arrivare davanti a granata e rossoneri potrebbe valere da ticket d'accesso per l'Europa.

A  patto che ci si lecchi le ferite in fretta, si sfrutti la sosta (magari per regalarsi un uomo in più - Borini why not - per spaccare le partite) e si realizzi in fretta che la festa non sia finita.