QUESTO CAGLIARI NON MUORE MAI

L'analisi del match contro la Roma

pubblicato il 09/12/2018 in L'Editoriale da Luca Neri
Condividi su:
Luca Neri

Ha bucato Manolas. Ha bucato Manolas. Ha bucato Manolas. Là dietro, un po’ per istinto, un po’ per un infinito credito vantato nei confronti della sorte, c’era Marco Sau. In quella corsa disperata del 25 verso la porta di Olsen c’era un pezzo di noi. Il piccoletto vessato da critiche, caos familiari, inseguito dai giganti, a correre verso il gol, verso la libertà di un animo troppo spesso in lotta nell’ultimo periodo. E allora le reazioni nervose accelerano, gli enzimi catalizzano, l’adrenalina viene prodotta a ritmo furioso e le gambe vanno, vanno come non andavano da tempo. Più che una corsa, una fuga.

Marco timbra, lo fa nel modo più assurdo e insensato possibile, con mezza squadra negli spogliatoi (alcuni con la testa, altri fisicamente) e uno stadio che lentamente già si svuotava.

La reazione dei sardi, più che una rimonta un inno all’immortalità, appare anche a freddo quasi inspiegabile. Il Cagliari visto nella prima ora abbondante di gioco sembra tutt’altra squadra rispetto a quella rabbiosa e arrembante degli ultimi venti minuti. È come se all’improvviso sia scattata una scintilla nella testa dei giocatori, che hanno abbandonato l’atteggiamento arrendevole del primo blocco per tirare fuori dei denti spuntati all’improvviso. Ma la cosa quantomeno particolare è  che i rossoblù hanno improvvisamente alzato il tasso tecnico della loro gara, sbagliando sempre meno tocchi e sollevando nettamente il livello qualitativo degli stessi.

Positivo l’ingresso di Pajac, che ha di fatto cambiato la gara: il croato ha spinto sin da subito, rischiando anche qualche giocata non banale. Così facendo ha da un lato permesso di sollevare il baricentro, da un altro ha creato apprensione sulla fascia di Florenzi e Under, che hanno dovuto ripiegare molto più a fondo, risultando decisamente più timidi rispetto alla prima parte di gara, quando sulla corsia ordinavano persino bevande calde.

I sardi hanno iniziato a mordere e ruggire. La doppia espulsione di Srna e Ceppitelli è passata inosservata grazie alla volata di Forrest Sau, ma resta un’ingenuità clamorosa da parte di due giocatori d’esperienza: contro il Napoli Maran dovrà davvero fare la conta e inventarsi qualcosa, fermo restando che lui stesso rischia di non essere seduto in panchina contro gli azzurri.

Continua invece il periodo fantascientifico di Cragno, e continua da così tanto tempo che ormai il dubbio è che non si tratti di un periodo, ma lui sia effettivamente fantascientifico. Le gerarchie son delineate e stringenti, ma oggi il portiere rossoblù è il più forte estremo difensore italiano, con buona pace di Donnarumma e dei suoi guantoni fissi in nazionale. Merito anche suo se il Cagliari ha messo in saccoccia un altro punto piombato: a piccoli passi i sardi stanno scalando la loro montagna in assoluta disinvoltura, con costanza e una grinta fuori dall’ordinario, compensando scivoloni con doppi axel.

Col Frosinone sembrava potesse andare molto meglio, ieri sarebbe potuta andare molto peggio. Ma ha bucato Manolas.