Simeone: "Obiettivo doppia cifra, Cagliari scelta del cuore"

"Qui ho ritrovato il sorriso, ora i 3 punti contro la Spal"

pubblicato il 17/10/2019 in Interviste da La Redazione
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La Redazione

Quando è sbarcato a Cagliari qualcuno ha storto il naso scettico, memore della difficile stagione a Firenze, ma in poco tempo Giovanni Simeone, per tutti il Cholito, ha conquistato la piazza rossoblu ed è diventato uno degli imprescindibili di Rolando Maran.

Per ora le reti sono due, contro Parma e Genoa, domenica alla Sardegna Arena arriva la Spal e il centravanti argentino è a caccia della terza vittima da infilare.

Intervistato questo pomeriggio ai microfoni di Radiolina, all'interno della trasmissione Il Cagliari in diretta, il numero 99 ha fatto il punto della situazione personale e più in generale su quella in casa Cagliari.

Ecco le sue dichiarazioni:

"Il soprannome Cholito? All'inizio mi dava fastidio, poi mi sono abituato. Non mi piaceva vivere all'ombra di mio padre, non era quello che volevo, poi appena sono arrivato al Genoa mi sono abituato.

I miei fratelli giocano a calcio, uno è del settore giovanile dell'Atletico Madrid. Io ho deciso di fare la mia strada, potevo andare all'Atletico Madrid da mio padre, ma ho scelto di continuare in Argentina al River Plate.

Mi sento più italiano che argentino. Sono stato i primi otto anni della mia vita in Italia quando mio padre giocava qui. Sono nato in Argentina sebbene tutti quanti credono che sia nato in Spagna.

Sento un forte legame con l'Italia, è come in Argentina, la passione è la stessa.

Prima di venire a Cagliari non sapevo con cosa potevo imbattermi, ero nervoso. Ho chiamato il Pata quando sapevo di dovevo andare a Cagliari, poi mi ricordo dei racconti di Astori che mi parlava benissimo di qui.

Il rapporto con Astori? Più che di amicizia avevo un rapporto di stima. Ti trasmetteva pace, era sempre pronto a darti un consiglio, ti spronava. Ho parlato anche con Pavoletti, con cui ho giocato al Genoa, quando si era fatto male, e mi ha parlato bene di qui. A marzo potrebbe venire mio padre, ma solo durante la sosta, perché poi allena.

La grande città non mi manca. Mi piace il mare e qui è bellissimo, ci vado per stare tranquillo. Sarebbe bello fare un falò con Castro e cantare un po'.

Contro il Cagliari avevo segnato ma avevamo perso 3-1, avevo segnato il primo gol di testa.

Coppia con Pavoletti quando tornerà? Si vedrà più avanti, davanti come prima o seconda punta non ho preferenze, se mi mettono esterno faccio più difficoltà. Mi trovo bene con Joao Pedro, è molto divertente, fa il serio ma poi negli spogliatoi è un'altra persona. 

Il mio idolo? Falcao, mio padre al River lo allenava, e quando lo vedevo giocare mi brillavano gli occhi. Ha avuto molti infortuni, anche da ragazzo, che l'hanno condizionato. All'Atletico Madrid era un assassino negli allenamenti, si buttava su ogni cross, era un fenomeno. In allenamento sono un po' più tranquillo, in campo invece dó tutto.

Psicologo sportivo? È molto importante, ce l'ho sin da piccolo. Tutto nasce dalla testa, che comanda i piedi. Mi piace studiare le partite, i movimenti, analizzare gli avversari.

Non sento molto mio papà per il calcio, parliamo più della famiglia e delle cose extracalcisitche.

Rigorista? Mi piace tirare i rigori, a Genoa ero rigorista, a Firenze invece li tirava Veretout. È un obiettivo che mi sono prefisso, ma qui c'è Joao che è molto bravo, sarà difficile strappargli il posto. Il 99? Mi piace la 9, non c'era e ho preso questo numero.

Traguardo personale? Arrivare in doppia cifra, dopo che la superi non ti fissi un limite. Spero di superare quota 14, il mio record personale finora in Serie A.

Ho un bellissimo ricordo di Firenze, soprattutto per la gente e per Davide, la sua vicenda ci ha legati molto alla città. Francescoli? L'ho conosciuto al River, è una leggenda, spero di prendere qualcosa da lui.

La gara con la Spal? In casa bisogna cercare di prendere sempre i 3 punti, aver raggiunto un pareggio a Roma ci deve spronare ancor di più.

Sesto posto? Possiamo ancora crescere, vedo un gruppo forte, che vuole migliorarsi.

Cercare di andare sempre sulla palla è la mia identità, è questo il cholismo, non smetterò mai di farlo.

Ragatzu? È un ragazzo molto divertente, ci cerchiamo sempre in allenamento. È forte tecnicamente, ha una grande voglia di far bene.

Il gruppo sudamericano sta trasmettendo la garra giusta, ma non solo, anche Cigarini, Ceppitelli e Pisacane.

Castro e Nainggolan trequartisti dietro di me? Mi trovo molto bene con loro, averne due come trequartisti è comodo perché ti servono di più, cercano spesso il dialogo.

Non vado mai alla partita pensando a fare gol, l'importante è far bene ed essere utile alla squadra, il gol verrà da sé, è solo una conseguenza.

Non voglio andare via, ho firmato per 5 anni, è tanto tempo in cui potrò vivere Cagliari, sentirmi parte del gruppo e conoscere questa nuova realtà.

Faccio anche meditazione, fa parte della mia preparazione. Mi aiuta molto rilassarmi, sia durante la settimana che prima della gara.

Sono una persona molta tranquilla, voglio godermi la mia vita con equilibrio, poi quando entro in campo cerco di trovare quel fuoco dentro per essere cattivo e per lottare. È come andare in guerra, mi preparo tutta la settimana per questo.

Mi ispiro molto a Firmino. È fantastico, fa sempre la cosa giusta, è in grado di fare tutto. Non è una prima punta classica, perché gioca tanto con la squadra e costruisce il gioco, come anche Luis Suarez, anche se lui è più finalizzatore. Non mi piace mai perdere, cerco di essere sempre competitivo.

Il rapporto con Maran? Il mister è stato fondamentale per il mio arrivo a Cagliari, mi ha voluto fortemente, è stato il primo a chiamarmi. È stata una scelta di cuore,  e il fatto di sentirmi così voluto mi ha conquistato. Contro la Spal sarà importante non subire gol.

Mio padre quando venne qui in amichevole mi raccontò che il Cagliari era una squadra tosta, che non mollava mai, come piace a me. Lo stadio? Avere uno stadio pieno mi motiva, sapere che ci sono così tanti tifosi mi stimola.

Nandez? Non mi ha sorpreso, lo conoscevo già. Lui ha questa caratteristica di non fermarsi mai, corre per quattro, avevamo anche bisticciato una volta quando ci eravamo sfidati tra Argentina e Uruguay.

Dei nuovi acquisti oltre Nandez mi ha impressionato anche Rog, ha tecnica, corre, porta bene palla, è un giocatore molto completo".