La Lazio, dove osano le Aquile

La squadra di Pioli vive un momento d'oro e tenta il clamoroso smacco ai cugini romanisti

pubblicato il 04/04/2015 in Approfondimenti da Massimo Collu
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Massimo Collu

Sino a pochi mesi fa, anche questo sembrava essere l'ennesimo campionato in chiaroscuro per la Lazio, vittima della politica al risparmio di Lotito, e costretta ad avere gli eterni rivali della Roma ancora davanti.

Le ultime gare invece, hanno ridato forza al gruppo di Pioli che ha inanellato una serie impressionante di vittorie consecutive, sei, e altre prestazioni convincenti che l'hanno riportata a competere per la seconda piazza proprio con i concittadini.

Il segreto sta nell'aver ridato fiducia ad alcuni uomini chiave e aver mantenuto una costanza nella ricerca del gioco anche quando le cose non giravano per il verso giusto.

Andiamo con ordine: fra i pali, il ritrovato Marchetti, ex rossoblù, ha messo i sigilli alla propria porta, trasmettendo al reparto difensivo quella sicurezza che i suoi vice Strakosha e Berisha non erano riusciti a dare.

La difesa, schierata a quattro, ha riscoperto De Vrij, il miglior difensore dei mondiali 2014, scartato troppo in fretta dalle big europee.
All'olandese, si affianca da gennaio l'argentino Mauricio, giocatore fisico e tosto, che sta contribuendo a mantenere la porta inviolata senza badare troppo ai colpi di classe.
Sulle corsie laterali agiscono Basta e uno fra Cavanda e Radu a seconda del periodo di forma.

Il centrocampo è probabilmente il reparto più completo della squadra: Pioli lo schiera a tre per poter disporre di più uomini in fase offensiva.

I suoi interpreti, sono di livello assoluto e ciascuno con caratteristiche differenti ma complementari ai propri compagni: Parolo, Mauri e Biglia, con quest'ultimo che si è imposto all'attenzione degli addetti ai lavori grazie a delle prestazioni autorevoli.

Due reti soltanto per lui ma una media impressionate di passaggi riusciti: il novanta per cento!

Se il centrocampo è completo, l'attacco non scherza: Candreva, Klose e lo scatenato Felipe Anderson sono spauracchi che nessuno vorrebbe affrontare al momento.

Se l'italiano e il tedesco sono noti da tempo per le loro doti, velocista uno e finalizzatore l'altro, la sorpresa dell'anno è arrivata dall'esplosione di Felipe Anderson.
Il brasiliano sta bruciando le tappe verso la definitiva consacrazione.

I suoi nove gol in ventidue partite, rappresentano il miglior biglietto da visita, ma non vanno dimenticate le tante occasioni create a beneficio del bomber di turno.

Klose e Djordjevic, otto gol il primo e sette il secondo, completano un reparto di assoluto valore, che permette ai biancocelesti di sognare ad occhi aperti l'ingresso diretto in Champions League.