Tutte le ragioni di Maran

Il Cagliari vola e il merito è anche del suo mister, bravo a tracciare la strada giusta dopo un inizio stentato

pubblicato il 25/10/2019 in Approfondimenti da Michelangelo Corrias
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Michelangelo Corrias
foto: La Presse

14 punti nelle prime 8 gare. Quinto posto che vuol dire zona Europa, a due punti dal Napoli terzo, e ancora ampi margini di miglioramento. Il Cagliari del Centenario è già nella storia, perché mai aveva azzardato una partenza del genere in Serie A nell'era dei tre punti, e il merito, oltre che alla squadra tutta, va giustamente e obiettivamente al suo condottiero: Rolando Maran.

Non è stata una strada in discesa però: le sconfitte contro Brescia e Inter nelle prime due giornate avevano attirato diverse critiche, legittime, nei confronti del tecnico trentino. Poca fluidità nel gioco, sterilità offensiva e scarsa imprevedibilità le accuse principali, per un Cagliari che ha fatto fatica a decollare.

Le risposte del mister tuttavia, non sono tardate ad arrivare: la vittoria di Parma, la gara della svolta e della fiducia, con il primo barlume di identità, seguita dal successo da montagne russe contro il Genoa, con altri tre gol, ognuno costruito in modo diverso, e poi la magica notte del San Paolo, che dopo la rete di Castro ha fatto ricredere buona parte della tifoseria sul suo conto.

In questo frangente di stagione i rossoblu hanno interpretato la propria parte alla perfezione, facendo la voce grossa quando ce n'era il bisogno, chiudendosi e soffrendo quando necessario, ma portando sempre a casa i tre punti. La mentalità dell'allenatore in questi casi ha fatto la differenza, con una filosofia che magari può non piacere ai giudici dal palato fine, ma che fino a qui è stata tremendamente efficace, lo dicono i numeri. Dopo le tre vittorie di fila, il punto casalingo col Verona, a smorzare un po' l'entusiasmo generale, riacquistato però col pari contro la Roma all'Olimpico, da squadra di carattere, consapevole di potersela giocare anche sul campo delle big. Infine, il 2-0 convincente sulla Spal, con i sardi che schizzano nei piani alti della classifica.

L'essersi ritrovato a disposizione una rosa del genere ha sicuramente rappresentato una sfida per Maran, abituato a organici di minor spessore, e non c'è da sorprendersi se all'inizio abbia avuto qualche problema nel trovare la quadratura giusta. L'aver sciolto il nodo Nainggolan, prima adattato a regista, poi avanzato come trequartista per non privarsi di Cigarini, con il belga che nell'ultimo match ha fatto la differenza come solo lui sa fare. La sapiente gestione di Castro, chiuso dalla concorrenza del Ninja, ritrovato dopo un paio di partite e ora diventato imprescindibile nello scacchiere rossoblu. L'essere riuscito a trovare, in tempo record, un piano B per la manovra offensiva dopo l'infortunio di Pavoletti, grazie anche alle qualità di Simeone e Joao Pedro.

Questi i meriti principali dell'ex Chievo, che nell'ultima domenica ha avuto l'intuizione di schierare Faragò, al rientro dall'operazione all'anca dopo 183 giorni di stop e per giunta fuori ruolo, invece che Pinna, la mossa più logica, venendo ripagato con un gol dal numero 24.

Potrà piacere o no, sicuramente dividerà, ma una cosa è certa: se questo Cagliari si ritrova a sussurrare la parola Europa, gran parte del merito è di Rolando Maran.