Il girone d'andata e alcuni suoi miti da sfatare

Il perché di un Cagliari che tende ad essere “guerriero”solo a fine campionato, perdonandosi errori ricorrenti a ogni inizio stagione

pubblicato il 06/09/2021 in Sotto la lente da Mario Siddi
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Mario Siddi
2021

“Chi ben comincia, è a metà dell'opera” recita il proverbio.

E tendenzialmente, è vero anche nel calcio, o almeno, per quei club che fanno di ambizioni, trofei e vittorie, la colonna portante del loro esistere. Ovvero le grandi o grandissime squadre.

Scendendo nella realtà degli “umani” invece, dove il Cagliari difende un (pur sempre) rispettabilissimo ruolo, i paradigmi cambiano profondamente e delineano, per certi versi, il destino delle annate del gruppone delle “squadre normali”.

Vi sono pertanto, miti e credenze da sfatare che in orbita rossoblù danno vita a visioni distorte, e sottraggono il Cagliari dallo scatto di livello al rango maggiore di quello di “buona squadra di provincia”.

Ad esempio, i poco perdonabili punti persi alle prime giornate (abitudine consolidata), trascurare che i risultati valgono 3 punti in autunno come a maggio, la caduta mentale al giro di boa e l'inevitabile rincorsa salvezza a fine stagione, per citare i più importanti.

L'esempio più calzante è quello della scorsa stagione con Di Francesco in panchina e il successivo arrivo di Leonardo Semplici.

Tutto un girone d'andata o poco più, a trovare possibili cause, scuse e alibi, mentre nel contempo, il trascorrere delle giornate passava quasi inosservato e il “tanto ne usciremo”, o il “tanto c'è il girone di ritorno”, erano il mantra nei post gara in sala stampa.

Risultato? Di Francesco esonerato, e ultime 13 finali con Leonardo Semplici divenuto eroe isolano in pectore che toglie le castagne dal fuoco. Una squadra guerriera, purtroppo, solo quando è con  l'acqua alla gola.

Meglio tardi che mai, si direbbe? Che magra consolazione però! Un Cagliari “attivo”solo per un terzo di stagione. Non vi pare?

Salvo, certo, ma quante domeniche a sbuffare sul divano con la tentazione di cambiare canale e non rinnovare l'abbonamento in TV?

Oppure la magica stagione del centenario con Rolando Maran in sella? Quella dei 13 risultati utili consecutivi?

Forse l'unica tra le tante, che ha cercato (nei fatti) di fare anche del girone d'andata un'occasione per far punti e risultati, ma che, smentendo la tradizione di un inizio spesso anonimo, poi è implacabilmente scemata in una storia fatta di esoneri, Walter Zenga come sostituto e un Cagliari salvo quasi per miracolo.

La triste “sudditanza” psicologica della solita parte da recitare d'altronde, forse non prevede altri scatti in avanti o altri possibili mondi diversi dalla “salvezza vista come lo scudetto”.

Altrimenti (magari) gare come la scorsa in casa con lo Spezia, si sarebbero sicuramente vinte senza pensare che per salvare la baracca, ci sono altre 36 partite.

Nessun allarmismo, attenzione. Tutto, punti persi compresi, sono semplicemente in linea con questo tipo di campionati.

In teoria infatti, con 1 vittoria, 1 sconfitta e 36 pareggi (che fanno 39 punti) più o meno ci si salva.

Ovvero - ci si conserva fisicamente - vivi in serie A. Nuda vita, ma senza slanci. Questo è il Cagliari da svariate stagioni, nel bene e nel male.

Al netto di possibilità di mercato, sfortune varie, meriti o colpe (piaccia o no) i campionati si somigliano terribilmente tutti, senza mai una stagione fuori dal coro che dia la parvenza di uno step in avanti.

Eppure Semplici voleva partire da subito forte.

O forse siamo noi diventati troppo esigenti?