Vincere aiuta a vincere: contro la Roma, osare è d'obbligo

Le vittorie contro Parma e Udinese sono il viatico per tentare il colpaccio contro i giallorossi

pubblicato il 23/04/2021 in Sotto la lente da Mario Siddi
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Mario Siddi
2021

Non è un caso che dopo mesi bui e di scoramento, alla prima vittoria dopo tanto tempo, ne sia succeduta immediatamente un'altra e per giunta in trasferta.

Se contro il Parma, per come sono arrivati i 3 punti, è stato un delirio emotivo che ha dato lo scossone che mancava ai rossoblu, contro l'Udinese si è cavalcata l'onda lunga che tanto serviva (e tanto mancava), cioè di farsi attraversare dall'entusiasmo e ribadirlo sul campo.

E se da una parte, arrivare al prossimo turno avendo vinto quello (o quelli) precedenti, incute sicurezza alla squadra, dall'altra è anche vero che la vigilia del match con i giallorossi, si vive nello spogliatoio con tutto un altro spirito rispetto al recente passato.

Nel caso del Cagliari, ad esempio, arrivare ad affrontare la Roma forti dei 6 punti consecutivi, risulta allenante forse quanto il lavoro ad Asseminello. Nel senso che la squadra, avendo ritrovato la giusta fiducia - adesso si - può giocarsela con chiunque.

Certo, contro i giallorossi sarà una dura battaglia, ma adesso il Cagliari può, e deve, osare senza nessun calcolo.

Quale il modo migliore per arrivarci pronti?

Rivivere in settimana i momenti positivi delle due gare precedenti, Parma e Udinese, e pensare che anche contro la Roma si possa dire la propria.

Una squadra in pieno trend positivo di risultati infatti, ha risorse che spesso neanche i calciatori conoscono, ma che comunque in campo vengono fuori per inerzia. La stessa, ad esempio, dei 13 risultati utili consecutivi nella stagione del centenario, giusto per rendere l'idea.

Vincere aiuta a vincere. Ecco perché contro la Roma osare è d'obbligo, così come sfruttare l'entusiasmo e non farlo svanire.

La salvezza è possibile, se ancora si macinano punti, il Torino non lo si lascia scappare e ogni avversità la si affronta con lo spirito giusto.

Assenza di Nainggolan compresa. Che per quanto pesante, se la squadra è compatta, ci sarà modo di metabolizzare.

L’errore imperdonabile sarebbe farsi impaurire dal nome dell’avversario e dal suo blasone. Al contrario, invece, occorre “sparare le proprie cartucce” con logica e lucidità.

E ovviamente, cattiveria quanto basta, proporzionale ad una squadra che si deve salvare, che tradotto suona come “mangiarsi l’erba del campo”.