Leadership, agonismo e punti: solo così si resta in serie A

La mentalità da salvezza che manca, perché costruiti per ben altri obiettivi

pubblicato il 22/03/2021 in Sotto la lente da Mario Siddi
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Mario Siddi
2020

Le difficoltà mentali di recitare la parte di chi lotta in ogni campo e su ogni pallone, si vedono tutte.

Capita così che il Cagliari, costruito in estate per ben altri obbiettivi, si trovi in una classifica preoccupante, dal quale non riesce a “liberarsi”.

Rendimento altalenante, errori tecnici grossolani, scarsa lucidità e poca cattiveria poi, in campo fanno il resto.

Così, in uno scontro diretto che (sulla carta) sarebbe stato da portare a casa “quasi” a mani basse, il responso del campo dice tutto il contrario e lo Spezia si trasforma da neo promossa, ad incubo insormontabile per un Cagliari fragile e indeciso.

Escluse le poche occasioni dei rossoblu infatti, quasi dovute - visto il valore dei singoli - la squadra di Semplici è parsa agonisticamente fiacca e mentalmente non centrata sull'obbiettivo di “sbranare l'avversario”.

Pretendere di salvarsi “camminando sulle uova” e incominciando a giocare solo dopo aver preso “schiaffoni”, è cosa realisticamente impossibile.

O si scende in campo sfruttando quel poco di rabbia residua di certi giocatori, che almeno a parole dicono di averla, o a lungo andare purtroppo, la matematica stenderà il suo velo pietoso su questa stagione da non incorniciare.

Se l'inerzia collettiva, almeno per quest'anno, tende a far raccogliere pochissimi punti a causa di approcci alle partite troppo “leggeri”, la scossa deve (o dovrebbe) arrivare dai senatori che trascinino il gruppo. Almeno finché c'è il tempo per farlo.

Invece il canovaccio è sempre lo stesso, così come i difetti. Non basta cioè, avere buoni leader in rosa, se poi trasmettono poco o nulla al resto della squadra, rispetto alla mentalità che servirebbe.

Giocatori come Godin, Nainggolan, Simeone o Nandez infatti, indiscussi talenti, non sono certo “costruiti” per doversi salvare. E di questo bagaglio di esperienza, dove a risentirne è tutta la squadra, se ne sente tutta la mancanza.

Nel senso che, al contrario delle piccole realtà, nate per soffrire e dove “mangiarsi l’erba è il primo dei doveri”, nel Cagliari l’aria che si respira è piuttosto del “guarda come siamo belli”. Che sarà anche vero, ma al momento non funzionale alla salvezza.

Si aggiunga l'immaturità di alcuni dei giovani, il cambio di allenatore in corsa, la mancata spinta del pubblico con gli stadi vuoti e gli errori che anche a livello dirigenziale non mancano (vedi mercato), ed il puzzle è presto completo.

Prestazioni come quelle contro lo Spezia, sono la foto di gruppo di questa stagione: tra errori, risultati mancati e rabbia post gara fine a se stessa, il calendario scorre ed il tempo è sempre meno.

Resta solo il rimpianto di punti pesantissimi persi, di scontri diretti falliti, e la grande angoscia per le prossime gare. Il resto, se un po' di spazio rimane, è quello di aggrapparsi alla speranza residua della provvidenza e ai risultati delle dirette concorrenti.

Francamente, troppo poco per una squadra col blasone del Cagliari Calcio.