Cagliari, serve trovare in tempi brevi la giusta quadra

Sopperire agli automatismi di gioco si può, ma nell'immediato servono più coraggio e agonismo per tenere alta l'autostima del gruppo

pubblicato il 28/09/2020 in Sotto la lente da Mario Siddi
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Mario Siddi
2020

Ogni stagione ha la sua narrazione. Quella appena iniziata in casa rossoblu nell'anno del post centenario, parla di un Cagliari cantiere aperto e di un' identità di squadra ancora da definire.

Se da una parte è giusto riconoscere tutti gli alibi del caso a Di Francesco, dall'altra è doveroso analizzare sia le criticità presenti che i possibili miglioramenti, senza perdere di vista la variabile fondamentale del poco tempo a disposizione.

Piaccia o no infatti, il calendario alla voce “terza giornata” recita due nomi: il primo è Atalanta, prossimo avversario, ed il secondo è Bergamo, sede dell'incontro (domenica ore 12:30).

Da qui l'importanza di trovare al più presto una quadra, se non definitiva, che sia almeno la più accettabile possibile. Presentarsi in Lombardia con lo stesso piglio dei primi 15 minuti di Sassuolo o del primo tempo contro la Lazio, probabilmente non avrebbe felici ripercussioni sia in termini di risultato che di prestazione.

Detto che il mercato è ancora aperto, che i nuovi arrivi si devono ancora integrare, e che i più giovani necessitano di rodaggio, il Cagliari visto nelle prime due uscite di campionato è parso, al di là degli aspetti tecnico tattici ancora insufficienti a detta di tutti, troppo labile forse anche dal punto di vista caratteriale.

Se gioco e schemi ancora non arrivano, se in certi ruoli si soffrono gli attacchi avversari (vedi fasce laterali), se si conclude poco e se la difesa spesso è in sofferenza, si usi almeno l'unica arma di chi, consapevole per ora dei propri limiti, sopperisce alle mancanze con un ingrediente mai superfluo in questi casi: la fame agonistica, il sangue agli occhi ed il coltello tra i denti.

Probabilmente il gap differenziale in termini di valori assoluti si noterà ancora qualche tempo, ma devastare il tuo avversario (chiunque esso sia) dall'inizio alla fine con aggressione, pressing, fiato sul collo, interventi decisi e agonismo, in questa fase potrebbe avere un peso specifico enorme.

Una legge non scritta del calcio infatti dice che “dove non arrivano i piedi deve arrivare la testa”.

E se il valore di chi hai difronte è superiore al tuo (almeno sulla carta), cerchi in tutti modi di rendergli la vita difficile. Almeno fino a quando anche la tua squadra riuscirà ad imporre il suo credo tramite gli schemi e possa sopperire alla caratura tecnica altrui con altrettanta brillantezza di gioco.

Se contro il Sassuolo tutto è stato addolcito da un buon pareggio fuori casa, contro la Lazio si è assistito ad un Cagliari, mentalmente parlando, ancora troppo “molle”, quasi rispettoso del blasone degli avversari e con la propensione apparente di voler soffrire più di quanto forse, la partita avrebbe richiesto.

In emergenza identitaria, visto che la squadra è in piena fase di costruzione, forse il primo tassello da trovare al più presto è proprio il carattere. Sicuramente il più immediato, gratuito e sempre spendibile degli ingredienti a disposizione. Tanto vale dunque, nell'attesa, prendersi il sicuro e incominciare a dare battaglia indiavolati ad ogni gara.

Coraggio nelle scelte e lucidità nel capire le priorità, sia in campo che fuori. Sacrificando (se serve) anche qualcosa del proprio credo, come dichiarato dallo stesso Di Francesco, o modificando il modulo in base degli uomini a disposizione, se per ora gli interpreti non sono ad esso funzionali.

Tenendo presente che chiunque scenda in campo deve essere posto nella condizione di coprire il ruolo assegnato nel modo più naturale possibile e che in un squadra-cantiere oltre alla semplicità, serve anche fortissima determinazione.