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Chi ci ha già rinunciato, e ti ride alle spalle, forse è ancora più pazzo di te

L'analisi del Match con la Lazio

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Beh, è già tutto finito? Dov'è finita l'isola dei sogni? All'improvviso il libro delle favole è stato messo in soffitta, senza un perché, senza motivo. Ci si è stufati di sognare, ci si è stancati di volare. Si è scelta la via della sicurezza, quella coi piedi saldi a terra: nessuno si illude, nessuno esulta. Il problema è come questa via è stata presa: nove, leggasi nove, gol subiti in due partite: porte aperte insomma, ingresso libero e chi vuol favorire faccia pure, qui si subiscono bastonate gratis.

Ieri l'involuzione c'è stata, eccome se c'è stata. Squadra senza mordente, reparti scollati, sensazione perenne di imminenza di un gol subito. Ne sono arrivati quattro, ne sarebbero potuti arrivare anche di più.
Ed è una sconfitta che fa molto più male di quanto non lo avesse fatto quella con la Fiorentina. Sia perché questa è la seconda, sia perché questa ha una spiegazione. Quella coi Viola no, non ce l'aveva. Quella era stata una debacle frutto di un crollo mentale improvviso: 2-0 fallito, 1-1 subito dopo, addio sogni di gloria. Squadra che getta la spugna e goleada. Ragioni quasi extracalcistiche, insomma.

Stavolta è diverso. Stavolta i sardi l'hanno persa sul campo, facendo pure una figuraccia. La Lazio ha schiantato i rossoblù come se fossero i dilettanti della partitella del giovedì, archiviando la pratica piuttosto in fretta e scherzando il Cagliari per tutto il secondo tempo. Secondo tempo in cui Borriello sbaglia pure il rigore, e non è un caso. Qualche settimana fa inventava una punizione da ragioniere, ieri calcia fuori dagli undici metri: questione di lucidità, questione di testa sgombra e pensieri positivi.

Fatto sta che dopo queste due batoste terrificanti i sardi hanno ancora una classica dignitosa. Sono usciti fuori strada ma possono facilmente tornare in carreggiata.

Non è mai troppo tardi per tornare in soffitta, prendere il vecchio libro delle favole, levare la polvere e riprendere a leggere. Leggere dell'isola che non c'è. Quell'isola che, se ci credi, c'è eccome. Se ci credi, può essere davvero l'isola dei sogni. Basta solo cercarla. E chi ci ha già rinunciato, e ti ride alle spalle (si diceva in una celebre canzone), forse è ancora più pazzo di te.

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