Cagliari, slogan ed azzardi non siano ipocrisia: via il prosciutto dagli occhi, cortesemente!

L’analisi della sconfitta del Cagliari contro la Lazio

pubblicato il 05/04/2015 in L'Editoriale da Marco Zucca
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Marco Zucca

Alzi la mano chi dopo il gol di Sau (fortunoso, ma qualche volta la buona sorte non guasta) ha creduto che potesse essere giunta la resurrezione del Cagliari. Se non alla vigilia di Pasqua, quando, verrebbe da pensare.

Tutto spento nell’arco di pochi minuti, quando il neo entrato Keita ha cominciato a seminare il panico tra la difesa rossoblù. Risultato? Due rigori, uno realizzato e uno fallito, e un’espulsione. Partita chiusa, Lazio sempre più terza in classifica e Cagliari penultimo. Sì, perché intanto il Cesena – che ci crede, eccome – conquistava un prezioso pareggio sul campo del Verona.

Quella che si è vista ieri al Sant’Elia è una squadra che fa quasi tenerezza. Perché vorrebbe spaccare il mondo, ma non ci riesce: è come un giocattolo che ha le batterie quasi scariche, sembra voglia risvegliarsi ma subito dopo si blocca, immobile e impotente.

La compagine sarda ha dato segnali di vita dopo il vantaggio, meritato, dei biancocelesti, ad opera di Klose. In realtà sarebbe potuto giungere prima, ma il piedone sinistro di Brkic ha detto no al colpo di testa a botta sicura di Mauri. Forse la più bella parata finora del portiere serbo, il quale però talvolta si è perso in respinte difettose o passaggi killer, ai quali prontamente ha posto rimedio. M’Poku si è visto negare da un Marchetti superlativo il gol del pareggio, su punizione calciata alla perfezione.

Il secondo tempo è cominciato coi migliori auspici: ritorno alla rete di Sau e pubblico che si infiammava. Un fuoco di paglia, tuttavia, perché la seconda marcatura laziale e l’espulsione di Diakitè (dubbia, ma non stiamo qui a fare la moviola) hanno di fatto posto fine all’incontro.

Di chi è la colpa?

Della squadra? No, crediamo proprio di no. I valori tecnici sono quelli che sono, aggiungiamo la componente psicologica, che in questi momenti conta più della forma fisica e delle proprie abilità, ed il gioco è fatto. Il Cagliari sta sprofondando lentamente e dolorosamente nell’inferno chiamato Serie B, una sabbia mobile dalla quale uscire è estremamente difficile. Chiedere al Catania per comprendere meglio.

Di Zeman e delle sue scelte? Neanche più di tanto: se la squadra comincia ad effettuare inutili lanci lunghi piuttosto che cercare i fraseggi stretti, allora il tecnico può veramente poco, se non adirarsi in silenzio.

Della società, allora? Beh, probabilmente l’idea di far visitare il centro sportivo di Asseminello al tecnico Beretta, futuro responsabile del settore giovanile rossoblù e (non ci metteremmo la mano sul fuoco) allenatore della prima squadra, non è stata la genialata della settimana. Soprattutto perché ha contribuito a destabilizzare un ambiente già di per se tormentato.

Spazio dunque ai pareri contrastanti dei tifosi, delusi da una situazione alla quale non erano più abituati da anni, dalle false promesse, e da un Cagliari “identitario” che lascia i sardi (più Conti) in panca, nonostante quelli che vanno in campo, è bene sottolinearlo, non facciano per nulla una bella figura.

E allora? Consci del fatto che il distacco dall’Atalanta sia rimasto immutato, continuiamo ad esibire lo slogan #crediAmoci. Senza tuttavia essere ipocriti ed usarlo come fosse una fetta di prosciutto dinnanzi agli occhi, per piacere.