Divertimento, cuore ed emozioni: la legge di Zeman colpisce ancora

L’analisi del match contro la Sampdoria

pubblicato il 20/10/2014 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri

Se non lui, chi altro? Chi avrebbe rimontato due gol ad una difesa granitica? Chi si sarebbe, nel momento di maggior difficoltà, affidato a due 1996? Chi sarebbe riuscito a trasformare undici anime in undici leoni? Forse nessuno. Ma lui si chiama Zeman. Il Cagliari, ieri, è salito sul ring decidendo di combattere con un braccio solo. Ha insaccato due diretti ed è caduto al tappeto. Ma la forza del pugile sta nel sapersi rialzare, nel tamponare le ferite e ripartire. La Samp era convinta di riuscire a portare a casa l’incontro, non aveva fatto i conti con dei rossoblù con nessuna voglia di gettare la spugna. Nella ripresa i sardi hanno combattuto con tutte le loro armi: cuore, gamba, grinta e tanti tanti attributi. Sinistro di Avelar, destro di Sau e la testa ha iniziato a girare ai blucerchiati. Quando Zeman è arrivato in Sardegna, subito tre parole hanno iniziato a riempire la fantasia dei tifosi cagliaritani: divertimento, emozioni e spettacolo. E ieri, i desideri son stati appagati. Una girandola di sentimenti: dallo sconforto alla disperazione, dalla speranza alla gioia. Sul primo gol della Samp si sono sprecate le critiche verso la difesa sarda. Ma perché non esaltare i meriti di uno schema perfettamente riuscito? Più che ogni rimprovero ai difensori rossoblù, tanto di cappello ad Okaka per quel blocco a liberare Gabbiadini, di cui va lodato l’inserimento, e chapeau anche per Palombo, con quel magico pallone servito al tavolo del giovane attaccante italiano. Sulla seconda realizzazione dei doriani c’è da rimarcare un po’ di mancanza di caparbietà da parte di Avelar, che ha di fatto rinunciato a inseguire Obiang, lo spara-missili. Ma che possiamo rimproverare ad uno come Danilo? Vero, difende poco, ma quanti terzini ci sono in Serie A che spingono in quel modo e con quella qualità? Quanti rigori così ben calciati si vedono? Alcuni dicono che non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca. Non è il massimo della sobrietà, ma rende l’idea. Avelar è fondamentale e, se a volte gli si può appuntare qualcosa per le sue carenze difensive, bisogna riconoscere che si sta rivelando un attaccante aggiunto. Ieri ha fornito un gol ed un assist per Sau, autore di un gol da vero attaccante. Le due reti hanno portato ad un gran pareggio, a cui hanno contribuito tantissimo gli ingressi in campo di Donsah e Caio Rangel. Fanno 36 anni in due e sono tanto giovani quanto bravi. Hanno cambiato la gara, dando la scossa ad un Cagliari che ha letteralmente schiacciato la Sampdoria nella seconda frazione. Sul talento di questi due ragazzi non c’è dubbio, bisogna solo crederci. In Italia è difficile trovare un allenatore con questo coraggio, ma lui si chiama Zeman. Poi c’è Benedetti, che starà ancora ringraziando gli arbitri che hanno ammonito Rossettini, la cui squalifica gli ha permesso di poter scendere in campo e di dimostrare che trattasi di un ottimo centrale, non di certo di quel bidone di cui si parlava. C’è ancora tantissimo da migliorare, perché Ibarbo è ancora sottotono e l’atteggiamento avuto nella ripresa bisogna estenderlo ai 90’, ma i segnali son positivi. Ieri il Cagliari ha pareggiato contro una squadra che sarà difficile da battere per chiunque, conquistando un punto prezioso. Lo ha fatto facendoci divertire ed emozionare, con gol e spettacolo. Magari c’è chi vorrebbe un calcio con meno gol e più pragmatico, con più sostanza e meno show. Ma lui si chiama Zeman.