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Come una sconfitta

L’analisi della partita contro il Sudtirol

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E’ risaputo che nell’era dei tre punti, pareggiare una partita sia quasi equiparabile ad incappare in una sconfitta. Lo è perché matematicamente parlando, non c’è molta differenza tra portare a casa un punto o zero, almeno nell’ottica di una squadra che punta ad obbiettivi importanti.

Perciò, seguendo questo ragionamento, non è sbagliato giudicare sotto una luce negativa il rocambolesco pareggio maturato sul campo del Sudtirol, avversario contro il quale il Cagliari ha dimostrato di non possedere ancora i crismi di una squadra pronta a competere per qualcosa. Il decimo posto in classifica lo mostra eloquentemente, tuttavia anche le prestazioni della squadra lanciano preoccupanti messaggi a chi è in grado di interpretarli. 

Nella gara in questione ad esempio, i rossoblù si sono messi molto presto nella peggior situazione possibile permettendo agli avversari di andare in vantaggio immediatamente, pur conoscendone lo stile di gioco contropiedista. E non è tutto: nella prima mezz’ora i biancorossi sono stati decisamente più efficaci dei sardi nonostante un modesto livello tecnico. Poi col passare dei minuti l’agonismo sudtirolese è calato e la maggior qualità dei giocatori del Cagliari è venuta fuori, così prima Lapadula e poi Viola hanno rimesso a posto le cose scambiandosi le vesti di uomo assist e uomo gol.

A quel punto, con il punteggio e l’esperienza a proprio favore, al Cagliari sarebbe bastato gestire la partita fino al fischio finale, senza accollarsi eccessivi rischi e cercando di rendersi pericoloso quando possibile per tenere lontano dalla porta il Sudtirol. Invece una serie di sbavature unite a qualche lettura errata hanno reso possibile l’ultima azione che si è conclusa nel beffardo pareggio. Una squadra forte e sicura di sé non lo avrebbe mai permesso: questo Cagliari evidentemente non lo è.

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