La finale di venerdì, poi altre quindici

L'analisi del match contro l'Atalanta

pubblicato il 15/02/2021 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri
2021

Non è che non ce lo si potesse aspettare, anzi. Perché sinché nei paraggi c'è quel signore lì, movenze da Ronaldo il Fenomeno e sorriso da bimbo al parco giochi, ce lo si può aspettare in qualsiasi momento. Casomai a stupire è la recidiva, un po' colposa e un po' dea S-bendata, col Cagliari che avrebbe almeno cinque punti in più se le partite terminassero all'89' (contando solo Spezia, Sassuolo e Atalanta). In queste situazioni, di solito, si dice che non si possa trattare di un caso. Forse stavolta lo è.

Il gol di Muriel è l'ennesima firma di un giocatore che trova la giugulare delle partite come nessun altro in Europa, il graffio del campione in una partita tutto sommato senza padroni. Più che altro bisognerebbe analizzare se l'estremo equilibrio raggiunto ieri pomeriggio sia dovuto a meriti dei rossoblù o demeriti dell'Atalanta. Forse, nessuno dei due. Il Cagliari era in leggera crescita già da qualche settimana, e in fin dei conti la prestazione di ieri è apparsa in linea (e forse non di più) con l'upgrade delle ultime gare. Ma la sensazione è che i bergamaschi non abbiano affondato il colpo più di tanto e abbiano compiuto una precisa scelta, forse scottati dai tre gol subiti nell'ultimo match col Torino. Gasperini ha impostato una Dea meno arrembante del solito, cercando prima di tutto di blindare una difesa che ultimamente traballava, contando sulla giocata del singolo da “prima o poi” che – seppur in ritardo – in effetti è arrivata.

Un discorso che non ridimensiona la partita del Cagliari, che era e resta buona. Ma la classifica inizia a diventare sin troppo eloquente e si comincia a far fatica ad individuare chi debba essere la diretta concorrente, la grande inseguita. Lo Spezia dei Balocchi sembra tutt'altro che vicino, il Benevento è un fortino vintage che convince, Udinese e Bologna son lontanine. L'idea è che la corsa si possa fare sulle altre grandi “deluse”, il Torino e la Fiorentina. Non esattamente una passeggiata, perché entrambe faranno valere la loro storia, il loro popolo e i loro mezzi e venderanno carissima la pelle, ma rende l'idea di quanto possa pesare il match di venerdì prossimo.

Steccare contro il Toro significherebbe vedere i granata scappare e forse la mazzata psicologica potrebbe essere peggio di una classifica che sarebbe ancora (e nonostante tutto) recuperabile. Ma il calcio non è aritmetica.

A volte non è nemmeno logica.