Cagliari, pregi e difetti della gara contro l'Atalanta

L'analisi di cosa è andato e cosa invece no nella sconfitta della Sardegna Arena

pubblicato il 15/02/2021 in Approfondimenti da Michelangelo Corrias
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Michelangelo Corrias
2020

È successo di nuovo. Il Cagliari si fa beffare nelle battute finali da Muriel che regala i tre punti all'Atalanta con una giocata delle sue. Una gara tirata ma ordinata dove i rossoblu cadono, come spesso si è visto in questo campionato, sul più bello, buttando via un punto d'oro e continuando con il periodo buio, da cui sembra non ci sia via d'uscita. Analizziamo cosa è andato e cosa invece no nella gara della Sardegna Arena.

Pregi

Ce ne sono, questo è innegabile. Come contro la Lazio, i rossoblu giocano una gara attenta e molto tattica, con Di Francesco che prepara bene il match individuando i punti deboli dell'Atalanta. L'atteggiamento è quello giusto, aggressivo e compatto: il pressing sui nerazzurri premia perché questi non riescono ad uscire palla al piede come di consueto. A centrocampo si combatte una battaglia che Nandez e compagni vincono nel primo tempo, imbrigliando i palleggiatori avversari e concedendo poco tempo per pensare. Simeone pure fa un grande lavoro in fase di non possesso e recuperando diversi palloni: se la Dea per oltre un'ora non è stata quasi mai pericolosa lo si deve anche al Cholito, che era il primo ad attaccare la linea difensiva con i suoi sacrifici.

Da registrare poi la prova di Diego Godin, probabilmente il miglior match da quando è a Cagliari. Il Flaco gioca una gara pressoché perfetta, insieme al compagno di reparto Rugani, che si sta rivelando un acquisto azzeccato. Inoltre, Radja Nainggolan dà segnali di ripresa dopo un primo letargo dovuto anche a una condizione fisica non delle migliori. Nel complesso la squadra ha retto, e non è mai facile fermare l'Atalanta. Ma poi, come a solito, nel finale scatta qualcosa nelle teste dei sardi e si rovina tutto quello che è stato fatto di buono.

Difetti

Il Cagliari ha avuto un atteggiamento intenso si, ma anche conservativo, e alla fine forse è questo che ha dovuto pagare. Dal punto di vista della fase difensiva c'è poco da dire, gli isolani perdono per un errore dei singoli ma non per un'amnesia di reparto. Ma il fatto di aver impensierito Sportiello una sola volta con Nandez non va bene. La squadra ha evidenti carenze in attacco, dove da troppe partite si registra una sterilità preoccupante. Joao Pedro non era molto in palla, Simeone ha fatto un grandissimo lavoro sporco ma poi da punta deve anche fare gol, e non lo fa da ottobre. Non si è riusciti a scardinare la difesa atalantina nonostante qualche volta si siano aperti dei varchi interessanti, ma in quei casi ci voleva più velocità per sfruttarli. E poi, sembra che si abbia una sorta di paura nel tirare da fuori area. Nainggolan dovrebbe essere il primo a provarci, ma magari anche Marin o Lykogjannis. In momenti di chiusura, una botta improvvisa potrebbe essere la soluzione giusta.

Poi ci sono gli errori individuali. Il Cagliari non ne commette fino al 90', quando Muriel punta sia Zappa che Walukiewicz facendoli entrambi secchi, poi staffilata sul primo palo e gol. La giocata resta, perché è da campione, ma è stato tutto troppo facile. E qui si arriva al solito nodo fondamentale: nei minuti finali i rossoblu perdono la testa. La gara contro il Sassuolo doveva essere una lezione di vita, e invece è stata buttata alle ortiche. Forse non è proprio mancanza di concentrazione, ma è questione di timore. Al Cagliari tremano le gambe quando deve compiere il passo decisivo, quando deve portare a casa il risultato. Ora però, e non è retorica, non si può più sbagliare. Perché adesso ci sono gli scontri diretti contro Torino e Crotone: due sfide da dentro o fuori per la salvezza dove non sono ammessi black out dell'ultimo minuto.