Filosofia confusionista

L'analisi del match contro il Benevento

pubblicato il 07/01/2021 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri

Sapete perché Marco Sau gioca nel Benevento e non nel Cagliari? Perché non era abbastanza bravo. O perlomeno non lo era più. E in tutta onestà, la scelta era e resta condivisibile, perché a sgomitare tra Pavoletti, Simeone e Joao Pedro per una maglia da titolare, proprio si fa fatica a vederlo.

E sapete perché Ionita è tornato in Sardegna con la giallorossa anziché indossare la rossoblù? Oh yes, pure lui. Non avrebbe trovato spazio.

Ora, il discorso estremamente lineare e lapalissiano si potrebbe anche estendere, provando a confrontare il curriculum vitae di Marin con quello di Pasquale Schiattarella da Mugnano di Napoli e quello di Nainggolan col pedigree di Riccardo Improta, ma ci fermiamo qui. Perché se il Benevento prende per il colletto il Cagliari non si può parlare di una rosa incompleta, impreparata e tante altre cose che iniziano per “im” ma non sono Improta.

Il roster c'è, eccome se c'è. Poi chiaro, il Covid ha fatto il suo, ma tante, troppe criticità restano in ballo, virus o non virus.

Di solito nel giorno dell'Epifania si smonta l'albero di Natale, Di Fra l'ha messo su per la prima volta proprio ieri. 4-3-2-1, d'emblee, scambiando la figurina di Sottil con quella di Caligara per esaltare Nainggolan: non a cuor leggero, ma ci può stare, soprattutto considerando le partite un po' sonnacchiose del 33 nell'ultimo periodo (e qualche gesto non troppo carino verso i compagni: urge una robusta “operazione simpatia”).

Il problema, casomai, è che il 4-3-2-1 succede al 4-2-3-1, che a sua volta successe al 4-3-3, con un intermezzo di 3-5-2 e una spolverata di caos (non troppo) organizzato. Camaleontismo a parole, confusionismo nei fatti: il Cagliari non ha un'identità, parola stra-usata e abusata di questi tempi, ma mai calzante come nel caso dei rossoblù. I sardi incidono poco e nulla in fase offensiva e concedono praterie. Tornando a Sau, non è un caso – né turnover - se Inzaghi abbia scelto di buttare nella mischia lui e non Caprari (tendenzialmente titolare). Perché il tascabile di Tonara avrà ottocentoquaranta difetti, ma attacca la profondità e gli spazi come pochissimi altri. E proprio lì, in quello spicchio di campo alle spalle di Walukiewicz e Ceppitelli, il Benevento ha costruito la vittoria. E tante grazie, si potrebbe pensare leggendo queste righe baciate dal senno del poi. Ma il punto è un altro: se Inzaghi ha compiuto questa precisa scelta, accomodando in panchina il giocatore più estroso della rosa per schierare un Sau utilizzato due sole altre volte da titolare, è perché conosceva il difetto rossoblù e ha capito (correttamente) di poter far male in quel preciso modo. Significa che l'allarme inizia a diventare endemico, che bisognerà correre ai ripari, che non potrà essere solo una questione di Godin.

Ora però ci sarà bisogno anche di lui, di Ounas, di Carboni. E magari del vero Cagliari che lì, tra Liverani fulminati e Crotoni vari, ci sta a fare davvero poco.