Braccia larghe e mani d'oro

L'analisi del match contro la Lazio

pubblicato il 24/07/2020 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri
2020

‌La trovata più svilente e caratterizzante del campionato più controverso del dopoguerra è stata la novità regolamentare sul fallo di mano - sine ulla dubitatione. La tecnologia, infatti, ha implicitamente richiesto che il famigerato braccio largo diventasse scienza esatta, con un'applicazione metodica e razionale del regolamento al limite del videogioco. Il che può non piacere - e in queste righe è già evidente la posizione sul tema - ma ha la sua logica. Rivedibile, ma ce l'ha. Dura lex, sed lex.

Il discorso cambia, e mica di poco, se l'assioma del rigore viene confutato a la carte, tra arbitraggi creativi e moviole pigre, che consentono a Milinkovic Savic di bypassare indenne la regolaccia. Il dispregiativo è d'obbligo, perché considerare degno di rigore quel tocco col braccio è una follia, ma regolamento (e precedenti) alla mano non esiste ragionamento su questo pianeta per non mandare al dischetto Joao Pedro. Una fischiettata surreale che non deve, per questo, far cadere nella tentazione di trasformare una sconfitta giusta in un piagnisteo.

Sì, perché dopo un ottimo primo tempo - con vantaggio meritato in allegato - il Cagliari ha consentito che la Lazio giocasse a palla avvelenata con Cragno, che ancora una volta ha dimostrato che la suggestione dell'alternanza tra portieri sia il più grande granchio della storia del calcio. Perin era tantissima roba prima di essere risucchiato dal ballottaggio continuo (e straperso) con Szczesny; l'Atalanta ha scoperto il Gollini da Nazionale quando ha eliminato la concorrenza Berisha. Quello del portiere è un ruolo a sé, dove lo stare sul pezzo mentalmente conta ben più di una spalla al 90 anziché al 100%.

‌Ma se devo trovare un altro "mestiere" in cui la testa pesi, quello è sicuramente quello del centravanti. Simeone lo sta dimostrando in questo post lockdown, dove ha trovato fiducia, continuità e gol. Il pubblico, inizialmente scettico, si sta facendo conquistare dal suo agonismo e il Cholito sarà certamente uno dei punti fermi del Cagliari 2020-21.

Intorno a lui si dovrà lavorare e valutare, dalla posizione di Joao Pedro a quella di Nainggolan, mentre in panchina prende corpo l'ipotesi della conferma per Zenga. Un allenatore che sta facendo fare il Cagliari ad una squadra che non era più il Cagliari, con coraggio, determinazione e senza retropensieri su un futuro incerto. Ma da ultimo, e non certamente per importanza, anche con stile: nel rapporto con gli avversari, in quello con la stampa, nella serenità e nelle alzate di voce. Una dote che forse, in questi tempi urlati, si dà troppo per scontata.