Caro Cagliari, ora ci devi credere prima tu

L'analisi del match contro il Parma

pubblicato il 02/02/2020 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri
2020

Sapete qual è il più grande difetto del vento? Non saper soffiare in direzioni opposte contemporaneamente. Basta solo girare la boa e quell'aria che ti spingeva alle spalle ti si pianta in faccia, come a creare un muro.

Quest'anno ci credevano un po' tutti e il Cagliari, trascinato dalla bufera a favore, si era fatto trascinare dalla corrente. Poi un giorno il vento è cambiato.
Quelle giocate che ieri sarebbero venute ad occhi chiusi, oggi si son fatte complesse. Le certezze si son fatte paure. Perché qualche mese fa, sul dischetto, Joao Pedro avrebbe pensato solo a come esultare dopo la trasformazione. Stavolta ha guardato Colombi, lo ha atteso, ha capito che il portiere aveva vinto la guerra di nervi e ha provato ad allargare la conclusione per paura di sbagliare. Errore, come sempre in questi casi.

Poi in un modo nell'altro la butta dentro, guai a steccare l'appuntamento, ma stavolta la stagione baciata dall'alto del dieci non è coincisa con quella del Cagliari. Ieri i sardi avrebbero dovuto battere il Parma, poche questioni. Una squadra arrivata lì a colpi di stregonerie di Kulusevski e Gervinhate di vario genere non può essere la stessa solfa senza i due protagonisti. A maggior ragione se il secondo ha creato scompiglio in squadra preparando e disfacendo le valigie. E infatti i rossoblù, a tempo scaduto, il gol se lo fanno praticamente da soli, perdendo il contatto e dimenticando in area di rigore Cornelius.

Ora, tralasciando il fatto che il centravanti del Parma tanto piccolino non è e che i punti di riferimento lì crei belli chiari, occorre ragionare sulla paradossalità del subire un gol da distrazione all'ultimo minuto di recupero di una partita cruciale in ottica Europa. Le cose son due, o la squadra non è pronta, e allora avanti Napoli e Milan, fate pure, oppure là dietro la corda non tira, con la certezza della titolarità che potrebbe aver rilassato la compagnia.

Ecco che ancora una volta torna il dubbio amletico che tormenterà Febbraio (e non solo): davvero si poteva fare a meno del centrale a cuor leggero? La risposta ce la darà nelle prossime settimane la fascite plantare di Ceppitelli.

Importante per riprendere a correre, fondamentale per tornare a sognare. Perché ci credevano tutti ma ora, caro Cagliari, ci devi credere prima tu.