Far vedere i denti per non essere addentati

L'analisi del match contro la Roma

pubblicato il 07/10/2019 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri

All'Olimpico non esiste il "can che abbaia non morde". Da quelle parti intanto si abbaia, si ringhia e se si è in vena si ruggisce, poi viene il resto. Far vedere i denti per non essere addentati. Se alla fine i sardi son usciti con un pezzo di carne giallorossa attaccato al palato lo devono al loro atteggiamento, all'attenzione dimostrata nell'arco dei novanta minuti.

Questo è un aspetto cruciale per la rivoluzione forzata che sta trasformando il Cagliari Pavolettiano in uno contropiedista e formato Cholito. Per costruire le proprie fortune sulla transizione esasperata occorre prima di tutto grande organizzazione difensiva. Ora, se gli ultimi due gol subiti il Cagliari se li è dovuti fare da solo, qualcosa vorrà pur dire.

Ieri pomeriggio, tanto per gradire, Ceppitelli si è portato a casa lo scalpo di Edin Dzeko, aggiungendo la testa del bosniaco al suo salotto che già contava su quelle di Stepinski, Mertens e Gervinho. Il centravanti della Roma è stato letteralmente annullato dal capitano del Cagliari, anche al netto di un autogol oggettivamente sfortunato (nell'occasione il 23 era andato nuovamente in anticipo).

L'attitudine alla ripartenza dei sardi, in ogni caso, non deve indurre a pensare che gli uomini di Maran abbiano accettato passivamente la reclusione nella propria trequarti, accontentandosi dell'ora d'aria nei momenti di pausa dal forcing romanista, anzi. La carambola sul braccio di Mancini, per quanto fortuita, nasce da una delle diverse situazioni in cui il Cagliari ha riempito l'area di rigore mostrandosi pericoloso.

A volerla dire tutta è mancato in fase di rimorchio il contributo di Nainggolan, impiegato finalmente nel suo habitat naturale, la trequarti-campo. Il belga appare ancora indietro di condizione, non ha lo smalto dei giorni migliori, quelli in cui sembrava davvero uno dei più devastanti incursori del panorama continentale. Sarà anche che sentiva parecchio la partita, e la prova la offre l'ostinata ricerca della giocata complessa, ma la sensazione è quella che ieri potesse essere una partita più da Castro.

Il Ninja è tutt'altro che un problema, sia chiaro, ma Maran dovrà sicuramente sfruttare la sosta per trovare l'incastro buono: la logica suggerirebbe un Pata in versione from the bench (situazione in cui spesso risulta decisivo coi suoi cazzotti ad avversario sbandante), ma ad oggi risulta complesso ipotizzare che il tecnico utilizzi il suo pupillo solo negli ultimi venti-venticinque minuti, in via sistematica.

Un'altra idea da non scartare potrebbe vedere Rog da regista, suo ruolo d'origine e già testato in passato anche in Italia, ma Maran sembra preferirlo da mezzala per sfruttare anche le sue doti in fase realizzativa.

Ecco perché,  allo stato attuale, non è del tutto follia pensare che Nainggolan giochi ancora diverse partite da playmaker. Forse equivale a limitarlo, tutto vero, ma siamo sicuri che il "sacrificio" di un pezzo di Radja (ma da vertice alto è stato meglio che da vertice basso?) non valga l'ottimizzazione di Rog-Nandez-Castro?