Punti, gioco e la solita zuffa di fine stagione

L'analisi del match contro il Torino

pubblicato il 15/04/2019 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri

Un po’ come vedere il pranzo di famiglia finire in zuffa tra zii e cugini. Il Cagliari più leggero degli ultimi due anni, trascinato dalla morbida e tiepida brezza della Serie A, si colpisce da solo. Prima vede il cugino Zaza mandare a quel paese il nonno dall’altra parte della tavolata; dunque, un po’ per imitarlo, un po’ per partecipare alla rissa, rimane in dieci e dopo in nove (e per la seconda volta in stagione). Del resto il far west di fine stagione è una vecchia moda, Firenze 2018 insegna.

Ad abbandonare il campo anzitempo i due astri nascenti, i due veterani per rendimento ma che ogni tanto ricordano al popolo adorante la carta d’identità. Che il clima fosse non esattamente parrocchiale lo si era intuito già dalle prime battute, quando dopo cento secondi dal fischio d’inizio Irrati aveva già sventolato due cartellini. Uno per Rincon, uno per Barella.

Il 18 “perde la testa” dopo cinquanta secondi, scalciando il pallone a partita appena  cominciata. Non è un bel segnale: ogni volta che compie un’ingenuità di questo tipo il suo cartellino si deprezza di tre-quattro milioni. Là fuori c’è un’orda di detrattori pronta a gridare all’overrated, pronta a sbattere in faccia al signor Roberto Mancini le prestazioni del signor Niccolò Zaniolo. Non è mai facile farlo, perché Barella è difficilmente criticabile, ma l’unico appiglio a cui gli anti-18 possono ancora aggrapparsi sono quei cartellini, quell’andar oltre le righe che in una big raramente viene tollerato.

Il doppio giallo a Pellegrini è frutto di un eccesso di foga in un intervento oggettivamente “onesto”, e assolvere il terzino di proprietà della Roma è cosa buona e giusta.

In tutto questo frastuono di gialli, rossi e giallorossi non sfugga il punticino conquistato (e non strappato) dai sardi, che hanno messo tutta la loro cifra tecnica (non indifferente) in una partita ruvida ma qualitativamente molto alta. Entrambe le squadre hanno alzato sin da subito l’asticella delle giocate, affrontandosi a viso aperto e senza badare a classifiche o calcoli. E in queste partite, quando i rifornimenti agli attaccanti ci sono e si sentono, è difficile che Pavoletti non lasci il segno: il bomber rossoblù è bravo anche nel venire incontro ed aiutare la squadra nelle partite più sporche, quelle in cui non riceve i servizi al tavolo , ma in quelle sfide difficilmente incide sotto porta. Per far male ha bisogno di poter raccontare a fine gara l’odore dei guantoni del portiere, stargli vicino e punire al momento opportuno. Gli basta un pallone, massimo due (come ieri): una volta può beccare la gran risposta dell’eroe di turno, ma alla seconda la palla si raccoglie dalla rete.

Il punto è pesante perché coincide con gli stop casalinghi di Fiorentina e Sassuolo, che precedono i sardi in classifica e che ora, inevitabilmente, sono messi nel mirino in ottica decimo posto. Probabilmente sarebbe stato difficile ipotizzare un assalto alla parte sinistra della classifica un mesetto fa, ma è anche evidente che qualcosa è cambiato nella testa e nelle gambe dei sardi.

Un tempo giocavano per i punti e faticavano, oggi fanno i punti per il gioco. E non faticano.