Prima la luce, ora la scossa: Cagliari, tutto scricchiola

L'analisi del match contro il Chievo

pubblicato il 25/09/2017 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri
2016

Il buio all'improvviso, le lampadine che si fulminano, la luce che va via. Accendi l'interruttore ma non va, ci riprovi, clicchi e riclicchi. Ti dicono di non esagerare, perché si rischia di rimanere fulminati. Riclicchi. Perché a volte serve prendere la scossa.

Sarebbe dovuto essere un fortino. Lo stadio all'inglese, i tifosi a due passi, il calore del popolo, la tavola apparecchiata per vincere e convincere. E invece no, perché il doppio appuntamento casalingo si trasforma in un suicidio calcistico. Zero punti, zero gol, tre schiaffoni e si andrà a Napoli con la cinquina stampata in faccia. Ora il rischio caduta libera è grosso, e la trasferta in Campania arriva nel momento peggiore.

L'umore dei sardi è al minimo storico e la panchina comincia a scricchiolare. L'anno scorso i rossoblù cambiarono rotta proprio nel momento in cui Rastelli sembrava sul passo d'addio, a partire da quel secondo tempo contro il Sassuolo in cui Farias in versione Messia salvò la panchina praticamente da solo con una partita da Dio indemoniato.

Quest'anno la missione è più complessa, perché come il Napoli si gioca solo in Paradiso e il Cagliari, almeno al momento, non sembra avere le carte per impensierire gli azzurri. La cosa triste, purtroppo, è che a oggi non le ha nemmeno per battere il Chievo.

I sardi giocano male, malissimo. Vanno sotto meritatamente e non riescono a reagire, perché per farlo serve il genio, l'estro o almeno la fame. Farias e Pavoletti non ci sono, Joao Pedro è entrato in letargo, Barella è stanco. Non è un caso che la verve la porti l'ingresso del vecchietto, quel Cossu che entra, dribbla e crossa nella terra di nessuno. Positivo il primo tempo di Miangue, che spinge e dà freschezza (sarà che non è un difensore centrale?) ma poi crolla con tutta la squadra.

Non sono quasi mai a favore dei cambi di allenatore in corso, ma qui è evidente che o Rastelli cambia il Cagliari o il Cagliari cambia Rastelli. Questa squadra è comsumata, banale, logora e ha un chiaro bisogno di qualcosa di nuovo, una scossa, una novità. Paradossalmente anche un cambio di modulo potrebbe portare alla svolta, soprattutto perché in rosa non sembrano esserci gli interpreti per giocare con un 4-3-1-2. Servono i terzini e i terzini non ci sono, serve un centrocampo più muscolare e difensori rapidi abili sull'uno contro uno. Mi chiedo se oggi una difesa a tre, con un centrocampo più folto a fare da filtro e un Pavoletti più servito dalle fasce possa essere ancora follia.

Questo a voler buttare il discorso sulla pura e semplice lavagnetta, poi è chiaro che ciò che contano sono i meccanismi, le logiche, i movimenti, ma anche le giocate. In questo momento sembra che al Cagliari manchi l'artista, il giocatore con la giocata nelle corde. Non è un caso che le vittorie siano arrivate con una invenzione illuminante di Joao Pedro per Sau col Crotone, con un'altra prodezza del brasiliano con la Spal.

Qualcuno aveva acceso la luce. Oggi serve qualcuno che dia la scossa.