La quiete dopo la tempesta

L’analisi del match vittorioso contro il Verona, capace di allontanare i fantasmi

pubblicato il 27/03/2014 in L'Editoriale da Marco Zucca
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Marco Zucca

La tempesta infuriava, inesorabile, a poche miglia di distanza dal mare sardo. La sconfitta di Bologna, appena quattro giorni fa, pareva aver condotto verso la deriva una barca con al timone un capitano, agli occhi di tutti, quasi rassegnato. Ma un gol ha riacceso la speranza, conducendo l’imbarcazione verso il sereno. È bastato un colpo di testa per scacciare i fantasmi, che da tanto, troppo tempo perseguitavano il Cagliari.

È stata una vittoria fondamentale, difficile da raccontare in poche righe. Per la verità, si sarebbe potuto vincere con più reti di scarto contro un Verona in crisi di risultati, e alla quarta sconfitta consecutiva, non fosse stato per le parate di Rafael, il solito palo di Ibarbo e, a dirla tutta, anche l’imprecisione dei rossoblù, incapaci di mettere in cassaforte il risultato.

Alzi la mano chi, alla vista della formazione schierata da mister Lopez, abbia storto il naso, gridando ad una possibile sconfitta. Cabrera e Ibraimi a supporto di Nenè, con Sau, Pinilla, Ibarbo e Cossu relegati in panchina, avrebbero fatto gridare chiunque allo scandalo. Si è trattato, invece, di un esperimento riuscito, con il brasiliano che ha colpito alla seconda occasione utile di testa. L’ingresso di forze fresche e di qualità al secondo tempo ha poi consentito di non perdere incisività in avanti. Peccato, come già ripetuto dal tecnico, per i troppi errori sottoporta. Per una volta, però, riusciamo ad essere dalla sua parte?

Un Cellino “distrutto”, come da lui affermato dopo il “no” della FL per l’acquisizione del Leeds, si è gustato il match dalla tribuna, ed ha subito abbandonato lo stadio al termine della partita. A proposito di stadio, le tribune verranno smontate al termine del campionato, e l’ipotesi Trieste (o la new entry Modena) si fa sempre più nitida. Chi vuole intendere intenda. E non ci stancheremo ci ripeterlo.

Sono tante le cartoline ammirate alla fine dell’incontro. Una è la solita corsa dei rossoblù verso la curva, che mai ha smesso di cantare e si è riappacificata con la squadra, in seguito alle flebili contestazioni di martedì ad Asseminello; l’altra è il saluto di Agostini, l’ex ancora tanto amato dai tifosi, che mai l’hanno dimenticato e sempre lo accoglieranno a braccia aperte.

Basta con le polemiche: la missione è stata portata a termine. Attenzione però, non gridiamo vittoria troppo presto. La salvezza, è vero, si avvicina, il terzultimo posto ora dista 8 punti, ma ne occorrono altrettanti per potersi garantire la permanenza in Serie A.

Tenere alta la concentrazione è l’imperativo, ma stavolta con il morale alto. Domenica si farà visita a un Torino privo della sua punta di diamante, quel Ciro Immobile capace di mettere a segno già 17 reti in stagione. Che possa essere l’occasione giusta per la tanto attesa prima vittoria in trasferta?

Ce lo auguriamo. La salvezza deve essere conquistata al più presto. Perché quella bandiera che sventola dall’alto della sede di Viale La Playa, con stampata la prima lettera dell’alfabeto, davanti a uno sfondo rosso e blu, desideriamo ardentemente ammirarla anche la prossima stagione.