Joao Pedro: "Sto bene, ho tolto il gesso! A Cagliari mi sento tanto amato. Nazionale italiana? No grazie"

"I miei compagni? Tutti mi hanno detto delle belle parole. Mi hanno aiutato tanto, tutti. Mi hanno fatto sentire importante, non solo per la squadra ma anche per lo spogliatoio"

pubblicato il 25/10/2016 in Interviste da Marco Deiana
Condividi su:
Marco Deiana
2016

Dovrà attendere ancora qualche mese prima di tornare in campo, ma l'affetto nei confronti di Joao Pedro - da parte dei tifosi del Cagliari - rimane immenso. Il numero 10 brasiliano infatti rimane uno dei giocatori più importanti della squadra rossoblù e solo la frattura al perone gli ha impedito di mettersi in totale evidenza in questa prima parte di stagione.

JP prosegue il piano di recupero. Il brasiliano ha chiuso la prima fase post-infortunio con la rimozione della valva gessata e da questo pomeriggio ha iniziato il lavoro personalizzato, tra fisioterapia, palestra e piscina.

I tempi di recupero si aggirano intorno ai due mesi e mezzo.

Il trequartista rossoblù intanto si è concesso in una lunga chiacchierata ai microfoni di Radiolina all'interno del programma "Il Cagliari in dirretta".

Ecco le sue parole:

"Sto benissimo. Sono contento, ho tolto il gesso ieri. Abbiamo fatto un passo avanti. Oggi ho iniziato a lavorare, da qua al prossimo mese saranno abbastanza pesanti.

L'ultimo a segnare contro la Lazio? Sono stato io. Purtroppo però abbiamo perso. L'ultimo a segnare contro la Lazio? Sono stato io. Purtroppo però abbiamo perso.

È stato difficile digerire l'infortunio. Poi mi sono messo in testa di tornare al più presto. Poi sono andato a vederli. Ho tifato, ma ho cercato di aiutare la squadra da fuori. Il gesso tutto autografato? Sì, hanno messo la firma tutti i giocatori dopo la partita contro il Crotone.

La passeggiata al Sant'Elia con le stampelle? È stato bello! Anche se stancante. Però ho sentito tutto il calore del pubblico. Mi sono sentito tanto amato.

I miei compagni? Tutti mi hanno detto delle belle parole. Mi hanno aiutato tanto, tutti. Uno in particolare? Tutti. Hanno mandato tanti messaggi. Mi hanno fatto sentire importante, non solo per la squadra ma anche per lo spogliatoio. È il mio infortunio più grave. Però capita.

Come è composto il mio nome? Gerardino dos Santos è il nome di mio padre, mentre Galvão quello di mia madre. Joao Pedro invece è il mio nome.

Quando torno? Sto lavorando per tornare il prima possibile. Non mi voglio illudere. Ho tolto comunque il gesso una settimana prima. È un ottimo passo.

Palermo o Cagliari? Tutta la vita Cagliari. Lì sono cresciuto molto. Ma qui sto benissimo. E mia moglie? Cagliari, è obbligata! I miei suoceri? Tifano per me, se non tifano per me non li faccio entrare allo stadio.

Farias? Lo vedo carico. Sta lavorando forte, speriamo che per lunedì sia a disposizione del mister.

Cosa ne penso di Di Gennaro trequartista? C'è poco da dire. Ha già fatto quel ruolo in passato. Tecnicamente è ottimo. Sta segnando, fa segnare. Ha caratteristiche diverse da tutti, ma ha tanta qualità. Sta facendo veramente bene.

Differenze Rastelli e Zeman? Allenatori diversi. Con il boemo siamo retrocessi, con Rastelli siamo tornati in A. Io guardo i risultati. Con Zeman ho imparato tanto e ho preso quello che mi serviva. Era il mio ritorno in Italia e bisogna sempre imparare.

Sono orgoglioso? Sì, senza dubbio! Ho ricevuto tante critiche ma ho sempre risposto. Le critiche che non meritavo la Serie A mi ha pesato tanto! Ogni giocatore deve comunque rispondere sempre dentro il campo.

Cosa ne penso della società? Mi sta piacendo. Stiamo crescendo tanto. Il Cagliari sta andando avanti, quindi stiamo vedendo dei progetti avanzati e vuole vedere la società grande, ambiziosa.

A Cagliari mi trovo benissimo. È molto simile al Brasile. Il mio futuro? Non ha senso parlarne adesso, io spero di rimanere qua per tanto tempo.

Dessena? È a disposizione. Penso non stia ancora al 100% perché non sta giocando. Ma quando verrà chiamato in causa, darà sicuramente il suo ottimo contributo.

Melchiorri? Merita il meglio. Oltre ad essere un grande giocatore, è una persona bellissima.

Vado d'accordo con tutti. Non è una frase fatta. Tutti mi rispettano. Ci divertiamo. Siamo veramente un bel gruppo.

La foto dove c'eravamo io, Coutinho e Neymar? Eravamo molto legati. Eravamo con l'Under 17 brasiliana. Ogni tanto ci sentiamo.

C'è chi esplode prima e chi dopo. Il calcio è fatto così. Neymar ha fatto vedere subito cosa sa fare, Coutinho dopo l'esperienza all'Inter sta facendo bene al Liverpool.

In passato ho giocato la Libertadores, avevo 19 anni. È stata una bella esperienza. Meglio centrocampista centrale o trequartista? Trequartista, lì mi trovo meglio. Aiuto di più la squadra. Ormai è il mio ruolo. Non c'è più da scegliere.

Il giocatore più forte col quale ho giocato in Italia? Conti senza dubbio, ogni allenamento rimanevo a bocca aperto. A Palermo invece ho avuto l'opportunità di giocare con Miccoli, segnava sempre. Non capivo come quel nanetto riuscisse a segnare con continuità.

La cucina sarda? Ora non sto mangiando niente perché non posso. Purtroppo non ho avuto l'opportunità di mangiare molte cose, però sì mi piace.

Per giocare metto il bite per i denti. Li ho fatti neri così magari faccio più paura! La Nazionale Italiana grazie a mia moglie? No, con tutto il rispetto per l'Italia, ma io mi sento brasiliano e ho avuto già modo di vestire quella casacca gialla. Lo sentirei come un tradimento verso il mio paese. Il sogno di giocare con il Brasile c'è sempre.

Cosa succede contro le big? Bisogna essere bravi a soffrire. Bisogna correre senza fermarsi. Domenica non riuscivamo a trovare i tempi giusti. È stata una partita particolare.

Giannetti? È un giocatore moderno. Fa le due fasi. Quando arriverà il suo momento farà vedere le sue qualità".