Joao Pedro: "Difficile un futuro lontano da Cagliari, vorrei la Nazionale"

"Punto ai numeri dell'anno scorso"

pubblicato il 26/11/2020 in Interviste da La Redazione
Condividi su:
La Redazione
2020

Joao Pedro, uno dei leader di questo Cagliari, quest'oggi è stato ospite della trasmissone sportiva Il Cagliari in Diretta, dove ha parlato del suo momento in rossoblu e della stagione dei sardi, a qualche giorno dalla sfida di campionato contro lo Spezia.

Ecco le sue dichiarazioni:

"Come va il campionato? Bene, ero molto fiducioso, stiamo lavorando bene, stiamo trovando le misure giuste a livello tattico. Il mister ci chiede tanto e noi stiamo rispondendo bene.

Com'è essere capitano? Cambia tutto, diventi responsabile non solo per te stesso ma per tutta la squadra. L'equilibrio dello spogliatoio passa dal capitano, ho imparato dai miei capitani, è un onore e mi fa molto piacere.

Cambio modulo per farmi rendere al meglio? Il merito è di Di Francesco, ha capito che la squadra col 4-3-3 faticava a trovare le misure giuste, per cui cambiando modulo ha messo a proprio agio tutti, non solo me. Il mio ruolo? Mi piace giocare un po' dappertutto. Mi trovo bene sia in fase di possesso ma anche come rifinitore, non è semplice ma mi piace molto farlo.

Quando mi sono reso conto della mia esplosione? Difficile dirlo, l'anno scorso ero convinto di fare gol ogni partita, quest'anno ho avuto più convinzione nell'essere continuo nei 90 minuti, ora più che mai so che posso dare il massimo. Nella gara contro la Juve volevo far vedere che posso fare tutto quello che posso, nonostante il risultato. Ho giocato diversi anni a calcio a 5, questo ti aiuta nel muoverti bene negli spazi stretti.

Obiettivo personale? Continuare con questo ritmo, aiutare la squadra a fare un campionato importante, non sarà semplice ma possiamo farlo, abbiamo tanta qualità. Voglio trascinare i miei compagni e continuare a fare bene. Fa impressione essere il secondo goleador della storia del Cagliari. Dopo 6 anni di fatica ritrovarsi lì dopo Gigi Riva fa un enorme piacere.

Farias e Rafael? Ci siamo sentiti la scorsa settimana, gli ho detto di portare un paio di magliette che non mi hanno ancora dato. Amicizia con Farias? Parliamo molto di basket, ci piace l'NBA. Parliamo in portoghese perché Diego parla male l'italiano, con Rafael invece qualche volta parliamo in italiano. Mi mancano entrambi, sono miei amici, eravamo sempre insieme qui.

Nazionale? Non è semplice arrivarci , secondo me ci vorrà un po' più di continuità, parliamo di una Nazionale molto competitiva con giocatori fortissimi. Continuo a lavorare, spero che capiti prima o poi.

Brasile? Il mio nome si sente più di prima, ma è meglio Neymar ovviamente. All'inizio sembrava impensabile, ora invece sarei un bugiardo se dicessi che non ci penso. È uno stimolo per migliorare.

Giocare con l'Italia? Sarebbe un grande piacere, ma non mi permettermi mai. Anche se amo l'Italia sono un brasiliano nato e cresciuto in Brasile. Ho giocato con la Nazionale giovanile brasiliana, so che tipo di ambiente c'è lì.

Cos'è il calcio per me? È stata l'unica via di uscita a una vita complicata. Io vengo dal nulla, ed essere dove sono ora vuol dire tanto. Noi brasiliani diamo tutto perché che è l'unico modo di diventare qualcuno.

Quanti gol voglio fare? A me farebbe piacere avvicinarmi ai numeri dello scorso anno, sarebbe bello. Voglio dimostrare che la stagione scorsa non è stata un caso.

Mio figlio? Adora le magliette del Cagliari, sopratutto quella gialla, gli piace da impazzire.

Maradona? È una notizia triste per chi ama il calcio. Mio papà mi dice sempre che era il più forte che abbia visto giocare. Era oltre il calcio. È una perdita difficile da digerire, è stato unico. Purtroppo non l'ho visto giocare ma ho visto tanti video su di lui. Fa male perché il calcio perde un simbolo, uno dei migliori della storia.

Zola? Mi ha insegnato tanto, sono migliorato nel tiro e nei minimi dettagli. Mi ha aiutato molto all'inizio.

Attaccante puro? Può darsi, non è semplice perché devi vivere per i gol, ma mi piace stare vicino alla porta.

Rimanere a Cagliari come Riva? Sto bene qua, è difficile pensare ad un futuro lontano da qui, però sappiamo tutti come funziona il calcio.

Il mio gol preferito? Il gol contro il Milan mi ha dato la fiducia iniziale, quella giornata mi fa tornare in mente tante cose. Mi porto nel cuore anche il gol contro il Bari, che ci fece tornare in A.

Periodo della squalifica? Ci penso ancora, ho ancora impresso nella mente quando andai a Roma per provare di essere innocente.

A chi mi ispiro? Cerco sempre di rubare un po' da tutti. Però Ronaldinho per me è il migliore che abbia mai visto giocare. Ho messo su più massa per migliorare, per fare l'attaccante ci vuole un grande fisico.

Nandez? È il più fastidioso da incrociare, non va mai a terra. Prima che arrivasse a Cagliari mi avevano detto che era molto forte, ma non pensavo che avesse così tanta personalità. È un trascinatore e sta sempre sul pezzo, sembra giochi a calcio da vent'anni. Tecnicamente e anche fisicamente è fortissimo.

Pavoletti? Lo vedo pronto, sta lavorando tanto, più di prima. È carico, e poi lo conosciamo, sappiamo quanto è forte e ci fa molto piacere che ritorni.

Sento ancora i miei ex compagni, come Cigarini e Olsen ad esempio".