Canzi: "La Primavera è la mia Serie A, nulla da insegnare a Maran"

"In squadra tanti talenti sardi"

pubblicato il 27/02/2020 in Interviste da La Redazione
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La Redazione
2019

Il tecnico della Primavera del Cagliari Max Canzi è stato ospite questa sera de Il Cagliari in Diretta, trasmissione all'interno di Radiolina, dove ha parlato del grande campionato dei suoi ragazzi e del futuro della stagione.

Ecco le dichiarazioni del mister:

"Tanti sardi in primavera? Si è una cosa che ci fa piacere, sono talentuosi e con una grande voglia di emergere. Sono paritcolari, facciamo un squadra primavera con un profilo molto basso, ci piace molto, a differenza di tanti avversari.

Sono ragazzi molto tranquilli, aiuta molto in questo caso la presenza di Conti e Agostini, entrambi un esempio vivente. Lavorare con gli adolescenti è difficile ma molto bello, più dai tanto più ti ritorna tanto.

Con l'istituzione delle categorie bisogna fare grande attenzione, anche perché per il club è un danno economico.

Juventus U23? Cambia tanto, giocare con i più grandi ti fa crescere molto, ti cambia tanto. Il campionato Primavera tecnicamente non ha niente da invidiare alla Serie C, ma dal punto di vista dell'esperienza manca qualcosa. Lo stiamo vedendo nell'Olbia ad esempio.

Ogni giorno abbiamo 3 4 giocatori a disposizione della prima squadra. Per loro è una crescita importantissima potersi allenare con la prima squadra, sia come atteggiamento che come ritmi. Il fatto di non averli è compensato con l'esperienza che acquisiscono giocando con i grandi. Quando tornano in Primavera ci sono Conti e Agostini che aiutano in questo.

Marigosu? È un giocatore offensivo, può fare il trequartista o seconda punta o anche l'attaccante esterno. È molto generoso, ha grande talento ma si mette anche a disposizione della squadra. Pur non essendo alto ha una grande forza. Ricorda molto Cossu in questo.

È raro che un giocatore passi dalla Primavera alla prima squadra in Italia, succede in pochissimi casi, è un salto molto grande.

Il Cagliari ha fatto da tempo la scelta delle seconde squadre. Il legame con l'Olbia è stato costruito per questo. Passare subito in A è per pochi, poi quando hai 20 anni hai bisogno di giocare, e se non giochi fai fatica.

I giovani difficilmente hanno continuità di rendimento, è normale che ci siano alti e bassi. Mantenere la concentrazione a lungo è una cosa che acquisici con l'età.

Rapporto con i ragazzi? Sotto l'aspetto culturale cerco di stuzzicarli. Abbiamo diversi ragazzi che vanno bene a scuola, e questo mi fa molto piacere. Bisogna essere ignoranti in campo, non fuori.

Quanti sardi potrebbero arrivare in prima squadra? Quelli che giocano tanto con noi sono quelli che hanno più speranze.

Giocare alla Sardegna Arena? Per i ragazzi è molto bello e importante, però poi ci vogliono dei costi e non è facile aprire sempre lo stadio. La situazione ideale sarebbe stata mettere a posto il S. Lucia, ma bisogna fare qualcosa a livello strutturale.

Questi ragazzi meritano un grandissimo appoggio perché al di là dei risultati escono dal campo sempre con la maglia sudata.

Rapporto con i genitori? Non ce n'è, non esistono problematiche a livello di settore giovanile.

All'interno dello staff abbiamo uno psicologo, il dottor Zarra, che accompagna i ragazzi e anche i genitori passo passo nel loro percorso.

Come si gestisce la settimana dopo il ritiro del Cagliari? Non devi caricare troppo, ma non devo insegnare nulla a Maran.

L'anno scorso abbiamo fatto una stagione straordinaria, ma non siamo entrati nel play off nello scontro diretto per un rigore abbastanza dubbio. È servita questa delusione per farci crescere. Dalle sconfitte si impara.

Giocare sempre con un modulo per tutto il settore giovanile? Non la penso così, bisogna dare una polivalenza ai giovani, perché se poi vai in un altro club e giochi in un ruolo diverso fai fatica. I ragazzi devono fare più sport possibile, non focalizzarsi solo su un'attività.

In Primavera puoi permetterti di rischiare di più, di fare esperimenti, a differenza della prima squadra, dove se perdi sono drammi.

Boccia e Carboni hanno avuto una crescita importante, anche Ladinetti e Marigosu. Loro potrebbero fare il salto in prima squadra. La loro forza è la testa, sono encomiabili da questo punto di vista, si allenano come professionisti.

Pressioni sui giovani? Nei campionati stranieri le pressioni sono minori. Ma se uno deve fare il calciatore in Italia tanto vale che ti abitui subito alle pressioni.

Il massimo per me sarebbe fare il calciatore finché sei in campo, poi esci dal terreno di gioco e sei una persona normale.

Alla guida del Cagliari in futuro? Chi non vorrebbe allenare in Serie A? Adesso ho 53 anni, arrivo dai dilettanti, non ho giocato ad alti livelli e questo in Italia è un problema. Io mi trovo bene finché il club va bene. Ho un bellissimo rapporto con Maran, la mia Serie A è questa che sto facendo.

Lombardi? Ha subito una metamorfosi negli ultimi due anni. È arrivato dalla Juve, era abituato a vincere sempre, faceva solo fase offensiva, è stato bravo a reinventarsi mantenendo però quella parte tecnica di ottimo livello.

Tutto lo staff ha aiutato tanto questi ragazzi, sotto l'aspetto dell'attaccamento alla maglia Agostini e Conti aiutano tanto, hanno tanta passione. I ragazzi si rendono perfettamente conto della fortuna che hanno.

Bruno Conti Jr? Ha uno zaino di 200 kg sulle spalle, è simile a Daniel Maldini per la pressione che deve sopportare. Il problema di Bruno e degli altri figli d'arte è di dimostrare che non siano dei raccomandati. È un ragazzo serio, deve sempre dimostrare questa cosa. Ha dimostrato di essere un giocatore che merita di stare nella Primavera del Cagliari. Può fare molto bene, ha ancora grandi margini di miglioramento, il padre lo valuta in maniera ipercritica, ma meglio così, perché ti alza sempre l'asticella.

Questi ragazzi hanno ritmi forsennati, fanno una vita bellissima ma anche fatta di tante rinunce. È importante che conoscano anche la cultura della Sardegna, per favorire un attaccamento alla maglia.

Differenze tra il calcio di ieri e di oggi? Negli anni '70 erano tutti più bravi tecnicamente, ma si giocava molto più lentamente, ora se non pensi prima ti rubano palla. A me piace questo aumento di fisicità che c'è stato in tutti gli sport".