“Sto meglio, dopo un po’ di affaticamento. Ma d’altronde, non sono più un ragazzino. Il mio segreto? La famiglia. Le mie cinque nipotine soprattutto. Sono orgoglioso e felice“. Così Gigi Riva ai microfoni de La Gazzetta dello Sport.
“Fu leggendo la prima pagina de La Gazzetta dello Sport - racconta - che venni a conoscenza dell’acquisto da parte del Cagliari. Mi prese Andrea Arrica, soffiandomi al Bologna. Ero giovane, non capì dove fossi capitato“.
Su Barella
“Un ragazzo cresciuto nella mia scuola calcio, che già da piccolo mi colpì innanzitutto per il modo in cui calciava. Mostrò da subito voglia di emergere, furbizia, doti tecniche sopra la media. Non tollerava perdere, mai. Ora è pronto per volare“.
Il futuro di Barella
"Tutti mi chiedono di lui, ma se c’è una cosa che non capisco è perché debba per forza ricordare un giocatore del passato: Nicolò è Nicolò. Potrebbe giocare in qualsiasi squadra: probabilmente in Inghilterra, per le sue caratteristiche, potrebbe trovarsi molto bene. Ma potrebbe anche completare qui a Cagliari la sua maturazione. Sta a lui decidere il suo futuro, ha davanti una carriera di prestigio“.
Capitolo Nazionale
“Ho avuto e dato tantissimo sia da giocatore che da dirigente. Non ho rimpianti e ora mi godo il riposo e la famiglia. La Nazionale di oggi? Mancini è stato un grandissimo calciatore, è un tecnico che lavora con scrupolo e bisogna avere pazienza per il progetto che sta portando avanti. Oltre a Barella ci sono tanti bravi giovani come Chiesa, Tonali, Zaniolo: per costruire un ciclo e arrivare ad una squadra competitiva ci vuole tempo“.
Il record
“Prima o poi qualcuno lo butterà giù“, (Dice ridendo, N.D.R.)
Il Cagliari di Maran
“Può arrivare a una salvezza tranquilla, l’allenatore è serio e preparato, conosce bene la Serie A è da cosa vuol dire muoversi per rimanerci. Se c’è da combattere, i suoi giocatori lo fanno. I tifosi stiano tranquilli, se servono i risultati con Maran arrivano di sicuro. La squadra ha alti e bassi e deve trovare continuità. Ma va detto che la perdita di Castro è molto pesante. Con qualche altro pezzo di pregio, come Birsa, potranno esserci soddisfazioni per il Cagliari e il suo pubblico”.
Pavoletti
“Di testa è fortissimo, fa un lavoro enorme per la squadra. Ma non lo invidio: deve correre indietro, pressare, fare la fase senza palla. Così si arriva anche poco lucidi in area. Ai miei tempi era un’altra storia: pensavo solo a farmi dare e prendere la palla, poi cercavo la porta”.
Sul nuovo stadio
“Avere un nuovo impianto è un’ambizione giusta della società, se ne parla da anni. Sarebbe un impianto di spicco per tutta la regione e non soltanto per le partite di calcio. È giusto che Cagliari e il Cagliari abbiano uno stadio di livello europeo”.

