Organizzata, solida e cinica: ecco l'Inter anti Cagliari

L'undici di Spalletti che dovrebbe scendere in campo alla Sadegna Arena

pubblicato il 24/11/2017 in Gli Avversari da Andrea Matacena
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Andrea Matacena

Organizzazione, solidità, cinismo. Quando Luciano Spalletti ha preso il treno per Milano ha messo queste tre formule nella valigia. Gli è stato chiesto di rimettere in sesto un Inter che da troppe stagioni non funziona più. E lui, portando quelle formulette, ha avviato una catena di montaggio, assemblando e riaggiustando quei meccanismi un po' ossidati, permettendo quindi all'Inter di ripartire.

E con Spalletti l'Inter è tornata grande. Certo, forse è ancora presto per dirlo e le illusioni manciniane insegnano. Però, in un campionato dove la Vecchia Signora ha più di qualche acciacco, dove c'è un Napoli capolista che macina record e chilometri, e una Roma che ora incanta, c'è pure un Inter che ruggisce, che si è svagliata dal letargo, affamata come non mai.

Dieci vittorie in tredici giornate, seconda miglior difesa del campionato, unica squadra, insieme al Napoli, ad essere ancora imbattuta. L'Inter di Spalletti sembra l'Inter di mourinhana memoria, per il modo in cui gioca, per il modo in cui vince e interpreta le partite. Le analogie in effetti ci sono. L'Inter del triplete aveva in comune con questa squadra la concretezza e il pragmatismo. Ma c'è una “sottile” differenza. Quell'Inter aveva vinto tutto quello che c'era da vincere. Questa deve ancora farlo.

Da un punto di vista tattico, non è cambiato molto rispeto allo scorso anno. Spalletti ha capito che non aveva senso ambiare drasticamente la forma della squadra. Doveva soltanto rimodellarla. Il gioco, quasi sempre, si sviluppa per vie laterali.

Peresic e Candreva sono fondamentali. Gli esterni vanno sul fondo o cercano l'uno contro uno per poi servire Maurito Icardi, killer freddo e spietato davanti al portiere. Gli arrivi di Vecino e Borja Valero, poi, hanno aggiunto grande qualità in mezzo al campo. Il motivo è semplice. L'Inter, da due anni a questa parte, si porta l'etichetta di squadra che “gioca sulle fasce”. Con Borja e Vecino si può costruire gioco per vie centrali, quando gli esterni offensivi vengono marcati. Quindi, anche loro, sono essenziali.

La trasferta di Cagliari (ma anche la gara con il Chievo) potrà dire se questa squadra è da scudetto. Vincere queste due sfide significa andare a giocarsela a Torino, fra due settimane, con la Juventus. Ma i neroazzurri, alla Sardegna Arena, troveranno un Cagliari rigenearto, reduce da due buone vittorie con Verona e Udinese.

Pochi i dubbi di formazione por Spalletti. Rispetto alla gara con l'Atalanta ci sarà soltanto Nagatomo (a sinistra) al posto di Santon. Il resto rimane invariato, con il solito 4-2-3-1 che vede Handanovic in porta, Skriniar e Mirana al centro, con D'Ambrosio a destra e Nagatomo a sinistra. Gagliadini e Vecino saranno i due registi arretrati, con Borja Valero che agirà tra le linee e che verrà affiancato da Candreva (a destra) e Peresic (a sinistra). Unica punta, Maurito Icardi (tradotto vice-capocannoniere del campionato con 13 reti).