Quando lo straniero tira più del Made in Italy

Astori scavalcato anche da Paletta nelle gerarchie di Prandelli: Mondiale a rischio

pubblicato il 08/03/2014 in Approfondimenti da Andrea Piras
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Andrea Piras

L’erba del vicino è sempre più verde. Così recita un famoso adagio nostrano che risulta particolarmente appropriato in Italia, paese esterofilo per eccellenza – almeno in ambito calcistico – nel quale i calciatori stranieri della serie A ormai superano quelli italiani, mentre i giovani di casa nostra il più delle volte si vedono scavalcati e chiusi da colleghi che, talvolta, niente hanno in più di loro se non un nome esotico.

Nel caso di Astori, non si può dire nemmeno questo: nell’amichevole contro la Spagna il povero Davide si è visto scavalcare nelle gerarchie da Paletta, oriundo italo-argentino che di esotico ha ben poco nel suo nome. Il centrale rossoblù, alla vigilia dato anche tra i possibili titolari, pensava finalmente di poter avere una chance da titolare e dimostrare tutto il suo valore in una partita di cartello contro i campioni di tutto delle Furie Rosse, dopo esser stato scavalcato in passato dai vari Ogbonna, Ranocchia e compagnia cantante. E invece, come nel peggiore incubo, ha addirittura trascorso tutti i 90 minuti in panchina, a guardare Paletta sfoderare una gran prova e legittimare la fiducia concessagli dal commissario tecnico Cesare Prandelli (pur essendo debuttante).

Ora, nulla in contrario contro il buon difensore del Parma che tra l’altro, come già detto, ha dimostrato di meritare la convocazione con una gara attenta e precisa: d’altronde non si diventa campioni del mondo con l’Under 20 argentina a caso, così come a caso non si milita in squadre come Boca Juniors e Liverpool. Ma una domanda da rivolgere al CT italiano verrebbe spontanea: era proprio necessario? Non si poteva continuare a puntare su un giocatore come Astori, che da qualche anno a questa parte puntualmente dimostra di essere affidabile quando chiamato in causa? Oltretutto, in questo caso il povero Davide non paga oltremodo l’“handicap” di non giocare in una big dato che, con tutto il rispetto per il Parma, lo stesso Paletta non può vantarsi di poter ambire a chissà quali traguardi con il suo club.

A giugno come al solito tutti i campanilismi verranno messi da parte in nome di un bene superiore: tutti tiferemo Italia. Ma se dovesse esserci anche il nostro Davide in Brasile, beh, permettetecelo, ci sentiremo un pochino più italiani.