Cagliari, Nainggolan non può essere la panacea per tutti i mali

Il Ninja darà una grande mano ma non sarà la soluzione ai problemi che affliggono i rossoblu

pubblicato il 08/01/2021 in Approfondimenti da Michelangelo Corrias
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Michelangelo Corrias
2021

Un giocatore non fa una squadra. Neanche se ti chiami Messi o Ronaldo. Tantomeno se sei, come in questo caso, Radja Nainggolan. Il gladiatore belga è arrivato per la terza volta in Sardegna al tramonto del 2020, portandosi dietro le speranze di un popolo, quello rossoblu, che lo aveva eletto nuovamente come il Messia, l'uomo della provvidenza. Ma la cruda realtà si è scontrata subito con le fantasie dei tifosi. Già dal suo esordio contro il Benevento si è capito che non poteva essere lui la risposta ai problemi del Cagliari. Il Ninja ha disputato pure una buona gara, considerando che veniva da 42 minuti giocati nell'arco della stagione con l'Inter, neanche un tempo, e quel tiro da quasi metà campo che per poco non beffava Montipò sembrava l'antipasto per un qualcosa di più grande. Anche perché subito dopo, sul calcio d'angolo procurato, i sardi sono passati in vantaggio con la zuccata di Pavoletti. Ma l'illusione è durata poco, e prima della fine del primo tempo i padroni di casa erano già sotto. E d'improvviso sono emersi i fantasmi di sempre, ed è arrivata un'altra sconfitta, la terza di fila, insieme alla nona gara consecutiva senza vincere.

L'ex Roma è nettamente il giocatore più forte a disposizione di Di Francesco, ma è anche vero che se compri uno di quel livello devi saperti meritare la sua grandezza. Come? Iniziando a metterlo nelle condizioni migliori per esprimersi, innanzitutto. E il mister è il primo a saperlo, tant'è che ha cambiato nuovamente modulo, rinunciando alle tanto amate ali e passando ad un elastico 4-3-1-2, con Nainggolan in veste di trequartista dietro le due punte. Tutto bello, ma è il resto che manca. Se il centrocampo non fa filtro e non rifornisce il numero 4 con i dovuti palloni è difficile che la manovra offensiva risulti fluida e verticale. Se la difesa si schiaccia troppo il baricentro della squadra si abbassa a sua volta, senza poi aver la forza di ripartire una volta spezzata l'azione avversaria. È un Cagliari che deve dunque cambiare volto per assecondare il suo principe da una parte, ma dall'altra deve anche rimediare ai suoi difetti che partono da molto lontano.

Quello difensivo è il reparto più critico, è sotto gli occhi di tutti. Su 16 gare si sono incassate 33 reti, più di due a partita. Cragno non può fare sempre il Superman della situazione, e anche quando lo fa i gol arrivano comunque. E a questo non può pensarci Nainggolan, è compito dei centrali e dei terzini. Dal mercato potrebbe arrivare qualcosa, ma a gennaio di solito non ci si aspetta grandi nomi. Va detto anche che sia Godin che Klavan non stanno al meglio, e Carboni al momento è positivo al Covid. Ma si deve fare di più, solo il Crotone ultimo ha preso più reti dei sardi (38): una squadra come l'Udinese invece ne ha subiti solo 23, dieci in meno. E siamo sicuri che due come Samir o Bonifazi siano meglio di Walukiewicz o Ceppitelli?

Anche l'attacco poi sta attraversando un'involuzione preoccupante. Del Cagliari che creava occasioni su occasioni, al di là di come finissero le partite, si stanno perdendo le tracce, e nonostante Joao Pedro sia già in doppia cifra, le chance create stanno diminuendo. Infine il centrocampo, il reparto più importante, che adesso perderà Nandez per due gare (causa squalifica) ma che ha già dovuto dire addio a Marko Rog e al suo crociato per il resto della stagione. Ora toccherà a Marin prendersi la mediana sulle spalle, più chi lo aiuterà, perché non può essere tutto sulla schiena di Nainggolan.

Il numero 4 è arrivato per portare carisma, esperienza, leadership, qualità, quantità e... insomma un po' di tutto, ma non perché questa squadra non ha le potenzialità, anzi, ma proprio perché per farle emergere c'è bisogno di un condottiero come lui. Ma per meritarsi il Ninja bisogna essere disposti a fare quell'upgrade decisivo che testimonia la maturità di un gruppo. Se i rossoblu capiscono questo, invece che affidarsi semplicemente alla cieca al loro profeta, arriverà la svolta. In caso contrario, il profeta predicherà nel deserto.