Cagliari, tutto ciò che non è andato nella gara contro il Napoli

Analisi di un match iniziato male e finito peggio

pubblicato il 04/01/2021 in Approfondimenti da Michelangelo Corrias
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Michelangelo Corrias
2020

Sono 14 punti in 15 partite. Solo +3 dalla zona retrocessione, con l'aggravante che non si vince in campionato da otto partite, da quel successo sulla Sampdoria per 2-0 datato 7 novembre 2020.

La gara contro il Napoli ha confermato, un'altra volta, i dubbi su questo Cagliari che non riesce a trovare il match della svolta. Forse con Nainggolan arriverà, ma per adesso c'è tanta confusione. I partenopei hanno passeggiato sul terreno della Sardegna Arena per 90', banchettando sui corpi inermi dei rossoblu, che hanno cullato l'illusione del pari per due minuti, il tempo di andare di nuovo sotto.

Non è girato praticamente nulla. Già dai primi minuti l'approccio del Napoli era quello di una squadra decisa a dominare la gara, mentre i sardi sono stati troppo timidi e le loro insicurezze si sono ingigantire. La differenza più grossa si è notata a centrocampo, dove i due uomini, Marin e Nandez, sono stati inglobati dai palleggiatori degli azzurri, che hanno sfondato con estrema facilità. In questo caso si è sentita la mancanza di una diga come Rog, che in queste gare è l'unico che sa quando pressare e chiudere gli spazi.

Ma anche le fasce non hanno funzionato. Zappa è andato più volte in difficoltà come forse non si era mai visto e stavolta però non ha portato nulla in fase offensiva, mentre Lykogiannis ha trovato il cliente più scomodo, Lozano, che lo ha fatto pure espellere. Il secondo fallo del greco è stata una grossa ingenuità che ha messo la parola fine sull'incontro.

La difesa ha scricchiolato di continuo, il colpo di grazia è arrivato con l'1-2: troppa superficialità da parte di Ceppitelli che si volta con estrema facilità e viene saltato secco dal tocco di Zielinski. Paradossalmente nella retroguardia il migliore è stato Cragno, e non è una notizia: il portiere rossoblu ha insaccato sì quattro reti, ma ne ha salvate altrettante.

E poi, per chiudere il cerchio, l'attacco, che è stato pressoché impalpabile: Simeone era in una di quelle gare dove si sbatte tanto ma non tocca praticamente un pallone, e l'unico buono lo spedisce fuori. Joao fa il gol della bandiera, ma anche lui eccetto quell'unica giocata non brilla di certo. Sono mancati i movimenti, le triangolazioni, la trama dalla metà campo avversaria in su. Tutto, insomma. Il rigore procurato da Caligara è la fotografia di una gara iniziata male e finita peggio.

Di Francesco ha le sue colpe sicuramente, nonostante mancassero Godin, Ounas e ultimo Rog, ma non solo. Questa squadra non è ancora riuscita a trovare un gioco vero e proprio e troppo spesso si sfalda alle prime difficoltà. Il percorso ha mostrato anche cose buone, ma a un certo punto bisogna lasciare perdere la crescita e guardare i risultati: il quindicesimo posto non è un traguardo di cui andare fieri, per ora si sono vinte solo 3 gare su 15, esattamente un quinto. Serve un'inversione di rotta e subito. La gara di mercoledì contro il Benevento rischia di essere lo spartiacque di questa stagione, il primo dentro o fuori del 2021. Speriamo che la Befana non porti il carbone.