Crisi Cagliari, meriti e colpe della squadra

L’analisi della preoccupante involuzione che ha colpito i rossoblù dopo uno straripante avvio di Campionato

pubblicato il 13/02/2020 in Approfondimenti da Antonello Cossu
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Antonello Cossu
2019

Il Cagliari non sa più vincere. La squadra che agli albori della stagione incantò tutti con il proprio gioco aggressivo e spregiudicato pare essersi dissolta come neve al sole. Quello che sembrava essere un periodo di difficoltà nato dopo la sconfitta rocambolesca contro la Lazio, ormai ha assunto le sembianze di qualcosa più simile ad una crisi. In casa rossoblù i tre punti mancano esattamente dal 2 dicembre (Cagliari-Sampdoria, terminata 4-3). Dopodiché la truppa di Maran ha racimolato 4 pareggi - soddisfacente l’1-1 a San Siro, molto meno gli altri -  e 5 sconfitte, alcune pesanti perché incassate al cospetto di formazioni sulla carta almeno abbordabili, se non addirittura inferiori, come l’ultima a Genova contro il Genoa

MERITI - Se oggi si parla di crollo, nonostante un rassicurante 8° posto in classifica a + 13 sulla zona retrocessione, è solo perché la squadra ha disputato un grandissimo girone di andata, come a Cagliari non se ne vedevano da tempo, facendo seguire i fatti agli obiettivi proclamati a bassa voce a inizio Campionato. Un undici rabbioso, spietato, perennemente pervaso dal desiderio di sacrificarsi per il compagno, ha incarnato per più di tre mesi l’ardente desiderio della tifoseria di festeggiare nella stagione del Centenario qualcosa di diverso dalla semplice salvezza. Non certamente lo Scudetto, impensabile, ma magari poter riassaporare l’aria europea che in città è svanita da 25 anni. Per un pò tutto andava bene, le prestazioni e specialmente i risultati superavano anche le più rosee aspettative. Poi qualcosa si è rotto. 

RESPONSABILITA’ - E’ chiaro a tutti che il Cagliari al momento non è la stessa squadra che era ad ottobre/novembre. Metaforicamente e concretamente, considerate le uscite di Castro e Cerri (oltre Pinna e Deiola) e gli acquisti di Pereiro e Paloschi. I motivi possono essere diversi, imputabili sia a fattori fisici che mentali. La stanchezza di alcuni calciatori chiave ad esempio, provocata dalle esigue rotazioni, a loro volta rese obbligate dai numerosi infortuni e dalle squalifiche con cui Maran ha dovuto fare i conti. Oppure la poca abitudine alla pressione che da sempre accompagna chi gioca per posizioni nobili, le quali richiedono costantemente “fame” e concentrazione ai massimi livelli. Fatto sta che da tempo i sardi faticano a ritrovarsi è la svolta non sembra scontata. Quale potrebbe essere la panacea giusta per rivitalizzare un gruppo in queste condizioni?

CHE FARE? - Come spesso capita, la via più semplice potrebbe rivelarsi anche la migliore. Citando le parole del Presidente Giulini: “I veri uomini vengono fuori nei momenti di difficoltà”. Si parla, giustamente, di carattere. Artifici tattici e intuizioni tecniche servono a poco quando ad una squadra manca la grinta, il mordente, la ferocia. In una parola, l’intensità. Persino le grandi formazioni, costruite con centinaia di milioni di euro, tremano quando incontrano un avversario maggiormente reattivo, maggiormente lucido. Succede perché il calcio è fatica, è sudore prima che spettacolo: la caratura tecnica può incidere solo e solamente a parità di carica agonistica. Senza quest’ultima, vincere le partite diventa quasi impossibile, con le dovute eccezioni dettate dal caso.

Pertanto, ricapitolando, che fare per uscire dal tunnel della mediocrità? Semplice a dirsi ma complicato a farsi. Il Cagliari di oggi deve tornare ad essere il Cagliari di ieri. Ci si guardi in faccia nell’intimità dello spogliatoio e si trovi la volontà di fare quella corsa in più in difesa e quello strappo in più a centrocampo. Si ritrovi la voglia di sacrificarsi, di gettare il cuore oltre l’ostacolo, di lasciare il sangue sul campo dal primo all’ultimo minuto di ogni battaglia. Solo così si potrà uscire dalla crisi che sta attanagliando i rossoblù da mesi per poi, finalmente, ripartire verso più prosperosi lidi.