Cagliari: chi sei?

Tra Dottor Jekyll e Mister Hyde: qual è il vero volto del Cagliari?

pubblicato il 04/12/2013 in Approfondimenti da Alessio Masala
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Alessio Masala

Un annoso dubbio corre tra i tifosi del Cagliari. La squadra di Lopez organico alla mano, è davvero, come molti addetti ai lavori hanno affermato, una squadra da piena metà classifica oppure soffre di evidenti limiti tecnici che non le consentiranno mai di ottenere una posizione al di là della salvezza a pochi punti di distanza dalla terzultima?

Negli ultimi due anni si sono fatte alcune considerazioni che hanno donato delle attenuanti per la posizione di classifica inadeguata all’organico, dovuta agli ormai noti problemi di stadio, tra esili a Trieste, gare a porte chiuse o in campo neutro e incertezze del sabato se si dovesse giocare a Quartu o meno. Cose che indubbiamente influiscono sulla concentrazione di chi scende in campo.

E quest’anno, che scusa si potrebbe accampare? Il Sant’Elia ritrovato ma con solo 5.000 spettatori a regime e probabilmente, vista la burocrazia comunale, per tutta la stagione? E’ una domanda che in molti si pongono. C’è chi dice che più di così la squadra non può ottenere, c’è chi invece afferma che la batteria di attaccanti agli ordini di Lopez sia piuttosto invidiata da almeno tre quarti delle società di serie A.

Dove sta la verità?

Essa sta probabilmente nel fatto che il vero Cagliari sia quello arrembante visto nel secondo tempo contro il Sassuolo, pur senza Ibarbo e Pinilla e con più di un tempo regalato alla squadra avversaria, vivace e tatticamente ben disposta.

Nella partita del Sant’Elia sono gli emiliani a doversi rammaricare per tre punti perduti, visto il doppio vantaggio e il totale dominio per un tempo intero, ma fa riflettere la schiacciante superiorità dei rossoblu della ripresa contro una pur brillante neopromossa, una volta che si è cominciato a giocare a calcio e a correre e pressare in tutte le parti del campo.

La nostra risposta alla domanda del titolo, a questo punto è: il vero Cagliari è quello del secondo tempo.

Basta correre e soffrire, e finire di specchiarsi su certa presunta superiorità tecnica giocando con sufficienza.

Nel calcio di oggi come in quello del passato, serve impegno e spirito di sacrificio.

Le qualità tecniche ci sono, almeno nella maggior parte dei giocatori che vestono la casacca rossoblù.

Si spera che le loro teste siano sempre sgombre, da condizionamenti esterni e sereni nel giocare e divertirsi.

Così che non sia necessario il Cellino di nuovo in gattabuia per far fare il buon filotto di risultati positivi. Forse allora fu solo un caso. Forse...