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Il culto delle acque in Sardegna, da Orune a Serri, da Sardara a Paulilatino

Templi, pozzi e fonti sacre: i Santuari delle Acque, materia della vita

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Lo scienziato e premio Nobel del 1937 Albert Szent-Gyorgyi sosteneva che “L’acqua è la materia della vita. È matrice, madre e mezzo. Non esiste vita senza acqua”.

Potrebbe sembrare un’affermazione banale e quasi scontata, eppure racchiude in poche parole un significato ed una potenza straordinarie.

L’acqua, specie quella potabile, è un bene primario per la stessa nostra esistenza e sopravvivenza non solo per il mondo odierno ma fin dall’antichità.

Bene primario noto e conosciuto dall’uomo che, fin dalla sua comparsa sul pianeta, ne comprende l’importanza per la sua stessa sopravvivenza, innalzandola addirittura a divinità riconoscendone la forza vitale e generatrice o, al contrario, la potenza dirompente e distruttrice.

A partire dal XII sec. A.C., la Sardegna vive un’epoca di cambiamento sociale e culturale grazie ad una nuova forte spiritualità legata proprio all’acqua. I villaggi dell’epoca, infatti, grazie alla presenza di veri e propri “Santuari delle acque”, ci raccontano di una nuova straordinaria cultura legata proprio a questo elemento.

Il culto delle acque in Sardegna si esprime principalmente in tre forme differenti di edifici sacri:

  • I pozzi sacri
  • Le fonti sacre
  • Le rotonde sacre

Nel primo caso, si tratta di pozzi ipogeici scavati a diverse profondità, con camere rivestite di pietra allo scopo di raccogliere l’acqua sotterranea.

Nel caso delle fonti sacre invece, si tratta di camere o veri e propri bacinial livello della superficie, realizzati per la raccolta dell’acqua sorgiva. Alcune fonti hanno una struttura molto semplice, potremmo dire di base mentre altre invece si presentano piuttosto elaborate e più avvicinabili a dei pozzi sacri, come ad esempio Su Tempiesu di Orune, che si presenta con una struttura di un vero e proprio tempio a pozzo.

Nel caso delle rotonde, infine, si tratta di costruzioni a pianta circolare con un atrio di ingresso caratterizzati dall’assenza di alimentazione idrica diretta, utilizzati prevalentemente per le celebrazioni del culto delle acque.

Oltre alla già citata Fonte Sacra di Su Tempiesu ad Orune possiamo citare gli altrettanto noti Pozzo Sacri di Santa Vittoria a Serri, oppure il Pozzo Sacro di Sant’Anastasia a Sardara o il Pozzo Sacro di Santa Cristina a Paulilatino

Riguardo al Pozzo Sacro di Santa Cristina, l’archeologo sardo Giovanni Lilliu descriveva il sito dell’oristanese: Rappresenta il culmine dell’architettura dei templi delle acque. È così equilibrato nelle proporzioni (…), studiato nella composizione geometrica (…), così razionale (…), da non capacitarsi (…) che sia opera vicina all’anno 1000 a.C.”

Il sito, che prende il nome dalla vicina e omonima chiesetta risalente all’XI secolo, sorge su un altipiano basaltico dove trovano sede anche 36 muristenes, caratteristiche casette che ospitano pellegrini in arrivo per le celebrazioni liturgiche, o per la festa in onore della Santa cui è dedicato il sito o per i festeggiamenti in onore dell’Arcangelo Raffaele.

L’intero sito è immerso nel verde di ulivi secolari e si suddivide sostanzialmente in due settori, uno relativo al periodo cristiano –medioevale ed uno ospita invece quella che probabilmente è la massima espressione della civiltà nuragica dell’età del Bronzo finale, risalente a circa tremila anni fa.

L’area del pozzo sacro è composta da due nuclei in cui il primo è strettamente dedicato al pozzo vero e proprio circondato da un recinto di basalto che ricorda, se osservato dall’alto, la forma di una serratura.

Addentrandoci, si può distinguere l’atrio o vestibolo usato per deporre i doni votivi alla divinità, il vano scala trapezoidale da venticinque gradini e camera con la vasca scavata direttamente nella roccia, a ipogeo del tipo a tholos, ossia a falsa cupola ad anelli concentrici.

L’acqua arriva alla vasca da una falda perenne e il suo livello è attualmente sempre costantea circa cinquanta centimetrigrazie alla costruzione di un canale di scolo delle acque, realizzato per rendere fruibile il sito in tutti i giorni dell’anno.

Anticamente infatti il sito era strettamente adibito alle attività legate al culto ed ancora oggi è possibile provare a rivivere tali suggestioni in particolare durante gli equinozi, a marzo e settembre, poiché in queste date i raggi del sole riescono a penetrare il pozzo, arrivando ad illuminarne il fondo.

Altrettanto suggestivo poi è il lunistizio maggiore che si verifica ogni diciotto anni circa: la luce della luna penetra nel pozzo e, raggiunto lo specchio d’acqua, si riflette perpendicolarmente attraverso il foro di circa trenta centimetri posto sulla sommità della copertura a tholos. 

Considerata anche la particolare spettacolarità, si ritiene sulla base di studi recenti, che le cerimonie più importanti fossero celebrate durante il plenilunio nei mesi tra dicembre e febbraio, quando la luce della luna cade più perpendicolare.

Sebbene i dettagli del culto ci siano ancora misteriosi, va precisato che in Sardegna si celebrava un doppio culto dell’acqua. In primis, il culto delle acque di fonte le quali, sgorgando direttamente dal ventre della Madre Terra, venivano considerate come la linfa vitale del grembo materno, acqua pura mai stagnante, ed era particolarmente importante per gli allevatori di bestiame. Veniva poi l’acqua piovana, indispensabile per i contadini, che la consideravano vitale e alla quale dedicavano riti e processioni propiziatorie

Appena fuori dell’area del recinto, è possibile ammirare i resti del villaggio nuragico molto più antico dell’area sacra e risalente al Bronzo medio, ossia al XV secolo A.C.; tra i vari, è facilmente riconoscibile la capanna nota come la “sala delle riunioni”, una vasta area circolare di circa dieci metri con sedile lungo le pareti e pavimento acciottolato. A circa duecento metri poi è presente anche un nuraghe monotorre dove, attraverso un breve corridoio, ci introduce alla camera principale dalla volta ancora intatta, con tre celle aggiuntive.

Progetto promosso dalla Regione Sardegna, Assessorato al Turismo

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