Il complesso nuragico di Santa Sarbana, dalla Preistoria ai monaci benedettini

La storia di Silanus attraverso i grandiosi reperti delle epoche storiche

pubblicato il 29/05/2021 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
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Valentina Piras

Silanus è un comune di circa 2000 abitanti della provincia di Nuoro, nella sub regione chiamata Marghine, e fa parte della Rete dei Borghi autentici d’Italia, una rete nazionale di comuni medi e piccoli, oltre a enti territoriali, che si prefigge di contrastare i problemi ed il declino anteponendo le persone e le comunità, come veri protagonisti del territorio.

L’area di Silanus è conosciuta e abitata fin dalla preistoria, ed infatti sono numerosi i reperti e le testimonianze di epoca pre-nuragica e nuragica, come altrettanto importanti sono le tracce delle epoche successive come nel caso del periodo punico e romano.

Durante il Medioevo passa dal Giudicato di Torres a quello di Arborea e poi al Marchesato di Oristano per poi passare, dopo la sconfitta degli arborensi nella battaglia di Macomer del 1478, sotto la dominazione aragonese.

Anche sotto i Savoia fece parte del Marchesato del Marghine come feudo prima dei Pimentel e poi dei Tellez-Giron, e venne infine riscattato con l’abolizione del sistema feudale del 1839.

Tra i luoghi di maggiore interesse di Silanus troviamo il notevolissimo complesso di Santa Sarbana o Sabina, il quale sorge accanto all’omonima chiesetta di epoca bizantina, e costituito, in una summa temporale, da un nuraghe, un villaggio nuragico, una tomba dei Giganti e il Pozzo sacro di Cherchizzu.

La torre nuragica, che svetta per 8,6 metri di altezza e ben 12,6 metri di diametro, secondo gli studiosi doveva costituire il centro di un complesso abitativo del quale oggi tuttavia si fa fatica a ritrovare le tracce. Dall’ingresso del nuraghe si accede ad un corridoio con, a destra, una nicchia ed a sinistra delle scale ancora ampiamente utilizzabili per accedere alla cella superiore.

Dal corridoio d’ingresso si accede ad una ampia sala circolare, dalla copertura ad ogiva (filari di pietre disposte in modo concentrico il cui diametro si riduce man mano che si innalza, fino alla chiusura della volta); nella sala sono molto ben visibili tre nicchie disposte a croce.

A pochissima distanza dal nuraghe sorge l’omonima chiesetta di Santa Sabina, databile nell’Alto medioevo, e costruita, con molta probabilità, con materiale di risulta ricavato dal vicino villaggio nuragico e dalla tomba dei giganti ancora visibile nella parte bassa della muratura di basalto nero.

Accedendo, si viene accolti da un corpo centrale intimo e raccolto e da due sezioni laterali decisamente contenute. Il corpo centrale di forma circolare sormontato da cupola ovoidale risulta in netto contrasto con le due parti laterali di forma rettangolare con tetto in legno a spiovente; tutta la struttura è però accomunata dalla bicromia della muratura in basalto scuro e pietra calcarea bianca.

Nell’abside maggiore è presente l’altare di foggia semplice ma altrettanto solenne il quale, unitamente ai banchi in numero limitato e dalle dimensioni contenute, contribuisce a dare a tutto l’ambiente un’atmosfera molto intima e profonda.

Si ritiene possa essere stata affidata in antichità all’ordine benedettino, un ordine monastico votato all’obbedienza, al silenzio e all’umiltà, ma purtroppo ogni documento ufficiale sembra essere andato definitivamente perduto.