La cestineria in Sardegna, l’antica arte dell’intreccio

Corbula, Canistedda e Pischedda, abilità e ingegno al servizio del lavoro e della casa

pubblicato il 28/11/2021 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
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Valentina Piras

Fin dall’antichità, grazie all’abbondanza delle materie prime, la creazione e l’uso dei cestini è stata largamente diffusa in Sardegna, anche in epoca preistorica.

L’intreccio è infatti considerato come una delle acquisizioni tecniche più antiche e più diffuse al mondo, poiché funzionale alla vita pratica dell’uomo.

Come è facile immaginare, la necessità ha aguzzato l’ingegno anche nella preistoria, e poi nel corso degli anni le capacità dell’uomo si son affinate, arrivando a rendere questi oggetti, oltre che utili e resistenti, anche piacevoli alla vista.

Per comprendere meglio il senso della funzionalità dell’intreccio occorre precisare che, fondamentalmente, in Sardegna esistono due tipologie di cestini, uno realizzato dagli uomini ed uno realizzato dalle donne.

I primi realizzano dei manufatti più rustici, semplici e senza decorazioni ma utili al lavoro nei campi, per la pesca o alla gestione degli animali e dei loro prodotti (uova, carni, formaggi etc) mentre i cestini realizzati dal mondo femminile venivano generalmente realizzati ed utilizzati in ambito familiare, arrivando addirittura ad abbellire queste creazioni secondo il gusto della donna o in base allo stile della casa in cui sarebbe stato impiegato.

L’uso del cesto in Sardegna è davvero capillare ma ogni zona rende particolare quest’oggetto sulla base delle materie prime impiegate e, per i cestini domestici, anche per i colori ed i motivi della decorazione.

Quando parliamo di cesti in Sardegna ci riferiamo essenzialmente a tre tipologie di manufatto: sa corbulasa canistedda sa pischedda.

La Corbula è il tipico cesto d’arredamento domestico, di forma conica rovesciata, e sovente completato con un coperchio realizzato con lo stesso materiale e decorazione. I materiali più utilizzati sono paglia di grano, l’asfodelo, il giunco o la rafia ottenuta dalla palma nana e realizzati con la tecnica dell’intreccio a crescita continua (procedendo cioè a spirali concentriche fermate con ferma punti).

Partendo da sa corbula, possiamo ricordare che esiste in diversi formati sulla base dell’uso domestico: sa crobi manna, generalmente utilizzata per la conservazione del pane, sa crobedda, leggermente più piccola e utilizzata per conservare frutta e verdure, e sa crobededda, la versione più piccola, come cesto da utilizzare sulla tavola o per conservare le uova o piccoli oggetti.

Sa canistedda invece è un cesto largo con bordi bassi, spesso munito di coperchio, ed ha la forma perfetta per contenere pane tipo le spianate o il carasau.

In casa però viene spesso utilizzato anche per dare la forma agli gnocchetti, che venivano pressati sul fondo che ne conferiva l’inconfondibile e utile rigatura.

Vengono realizzati generalmente in raffia e broccato mediante tecniche di lavorazione più complesse, spesso tramandate di madre in figlia, strettamente in ambito familiare.

Sa Pischedda infine è il classico cestino da trasporto, l’unico esempio dell’isola dotato di manico, generalmente impiegato per la raccolta della frutta e verdure, delle uova, e degli alimenti in genere, spesso usato come sporta per la spesa o piccoli trasporti in vicinato.