Dolci pasquali di Sardegna, tradizione e dolcezza all’insegna della genuinità

Ricotta fresca, aromatica e profumata prodotta dai pascoli sardi, alla base delle Pardule

pubblicato il 02/04/2021 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
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Valentina Piras

I dolci tradizionali pasquali sardi sono davvero tanti, variegati in base alle tradizioni e sapori locali, ma certamente tutti accomunati dal gusto semplice ma allo stesso tempo saporiti e genuini.

Alla fine del lauto pranzo pasquale sulle tavole compaiono immancabili i dolci, e come in tutte le famiglie, anche in Sardegna si aveva sempre un occhio di riguardo per i piccoli di casa ed ecco quindi che, in un’epoca in cui le uova non erano certo di cioccolata, le madri non rinunciavano a sbalordire e coccolare sa scruffulia con un pane unico e con un bell’uovo: su pani con s’ou.

Un pane di semola lavorato e decorato finemente e con maestria, di molteplici forme partendo dal classico pulcino o la pavoncella, ma anche a coroncina oppure a forma di bambino sino alla più evocativa cristiana a forma di pesce.

Come se non bastasse, ogni pane era arricchito con un bell’uovo benaugurante, e donato ai piccoli di casa come il tradizionale uovo pasquale sardo.

Va ricordato che, nella tradizione cristiana, donare un uovo simboleggiava la resurrezione di Cristo e questo ci accomuna a tantissime culture antiche dove, in questo periodo dell’anno, ci si scambiava uova dal guscio colorato come augurio di prosperità e rinascita del ciclo vitale della primavera, la rinascita della natura.

C’è tuttavia un dolce che forse più di tutti rende già di per sé il segno pasquale, sia per gli ingredienti con i quali viene prodotto, che per la forma, semplice e intramontabile: la Pardula.

La primavera rende i pascoli verdi e ricchi e quindi anche il latte ed i suoi derivati lo saranno, conferendo quindi anche alle pardule un sapore aromatico e fresco.

Le pardule sono un dolce semplice, fatto di ingredienti genuini, facilmente reperibili nelle case sarde; per il ripieno: ricotta, preferibilmente di pecora, zucchero, tuorlo d’uovo, zafferano, miele e pochissima farina per non appesantire il composto, mentre per la sfoglia servono semola e farina, albume d’uovo (non si butta mai nulla), un po’ di strutto per rendere la pasta elastica e friabile, acqua quanto basta ed un pizzico di sale.

L’aspetto esteriore, così come la decorazione, può variare in base alla zona di produzione ma nella sostanza le pardule sono comunemente riconosciute come uno dei dolci pasquali per eccellenza, sebbene sempre gradite anche in tutti gli altri periodi dell’anno.

E visto che ci siamo, gustiamo una squisita pardula accompagnandola in un brindisi con un buon vino Moscato di Cagliari, oppure una profumata Malvasia di Bosa, vini dolci ottimi a fine pasto per accompagnare i dolci.