Centenari di Sardegna, patrimonio della genetica e dell’alimentazione

Il segreto della longevità racchiuso nel DNA, nel territorio e nella buona tavola

pubblicato il 28/11/2020 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
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Valentina Piras

Quando si parla di longevità, a livello mondiale, saltano subito in evidenza i nomi di due isole, molto distanti fra loro sia fisicamente che culturalmente: le isole di Okinawa e la Sardegna.

Ai poli opposti del mondo sotto tanti punti di vista eppure estremamente vicine nel contendersi un primato, o meglio due. In primis, il continuo testa a testa sulla longevità dei suoi abitanti ma, strettamente connesso, il primato sul bel vivere, ossia l’isola dove la qualità e l’aspettativa di vita sono migliori al mondo.

Le due isole infatti vantano il primato, Okinawa per l’Oriente e la Sardegna per l’Occidente, relativo al maggior numero di persone fisicamente e mentalmente attive arrivate alla straordinaria quota dei kent’annos, pur nelle rispettive differenze ambientali e culturali.

Gli studiosi di tutto il mondo indagano sui fattori comuni ma anche sulle macro-differenze, sulle particolarità, insomma su tutti gli aspetti della vita dei centenari delle due isole, con l’obiettivo di cercare di scoprirne i segreti.

Innanzitutto l’ambiente, e in questo la Sardegna non è seconda a nessuno. Territori ancora selvaggi, aspri, duri, mantenuti intatti rispetto al passato, eppure tanto capaci di regalare nutrimento e vita ai suoi abitanti.

In Sardegna non stupisce se ancora oggi il paesaggio, il metodo di lavoro e il cibo sono gli stessi di qualche secolo fa: si coltiva e si allevano gli animali come nel passato, e la natura restituisce i suoi prodotti esattamente come nel passato.

A tal proposito è doveroso ricordare che gli uomini e le donne che hanno raggiunto, o che stanno per farlo, la soglia dei cento anni non hanno vissuto vite facili, tra gli agi e la bambagia ma anzi hanno quasi tutti, più o meno, avuto vite complesse, difficili, fatte di lavoro duro in campagna o in famiglia, privazioni e rinunce.

Sulla tavola dei centenari sardi infatti fanno bella mostra di sé, nella loro genuina semplicità, le stesse tipicità alimentari che sfamavano i nostri antenati: formaggio, pane, carne, frutta e verdura, e vino, insomma cibi naturali, locali e di stagione.

Vino si è detto, e a ragione. Secondo alcuni studi, il vino sardo conterrebbe una quantità di antiossidanti decisamente maggiore rispetto alla media mondiale, regalando quindi un ottimo vantaggio alla popolazione sarda. Va anche considerato che circa il 93% dei centenari sardi beve regolarmente il vino, in una percentuale quasi doppia rispetto alla media nazionale.

Alti anche i consumi di latticini, tra l’89 ed il 92%, di carboidrati, intorno all’80%, le verdure si attestano intorno al 78%. Anche il pecorino Sardo sembra essere un vero toccasana per la nostra alimentazione in quanto, secondo recenti studi, aiuterebbe a ridurre il colesterolo grazie ai suoi bacilli decisamente più resistenti capaci di arrivare vivi nel nostro intestino.

Certamente la sola alimentazione e l’ambiente sano non bastano per arrivare ai cent’anni, ci vuole qualcosa in più. E qui, sempre più studiosi concordano, interviene certamente la genetica.

In questo caso l’argomento si fa più complesso, riservato ai massimi esperti in materia ma ciò che, dalle prime indiscrezioni, trapela dalle lunghe indagini sembra affermare che la longevità sia geneticamente ascrivibile ad un numero “limitato” di cognomi, di stirpi. In pratica, la longevità come eredità genetica di famiglia.

E se davvero questo risultato fosse confermato scientificamente dagli studi in corso, a tutti gli altri non resta che consolarsi con la certezza di vivere in uno dei posti più belli del mondo dove, longevità a parte, è possibile godere tutti del bel vivere, beneficiando del clima, del cibo e della natura della nostra terra oggi come secoli fa. E questo non è certamente un dono da poco. Allora, a kent’annos!