Cammini religiosi in Sardegna, percorsi di fede e riflessione

Quando il viaggio parte alla scoperta del territorio e delle sua comunità, e arriva al centro dell’anima

pubblicato il 17/10/2020 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
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Valentina Piras

Ippocrate, celebre medico dell’antica Grecia, era solito sostenere che il camminare fosse la migliore medicina per l’uomo. Ed a ragione veduta i medici di oggi continuando a raccomandare instancabilmente tale pratica ai loro pazienti.

Camminare aiuta a restare in salute ed i suoi benefici sono molteplici: tonifica il corpo, mantiene giovane il sistema cardiocircolatorio, migliora il metabolismo, stimola l’umore e contribuisce a renderci più sereni e creativi, e molto altro ancora.

In tanti, ed in numero sempre maggiore e crescente, potrebbero aggiungere che camminare fa bene anche all’animo, allo spirito stesso poiché il tempo impiegato in lunghe passeggiate consente di compiere un doppio viaggio: il primo verso la meta prefissa, sempre che la si sia fissata, e il viaggio introspettivo all’interno di noi stessi, alla ricerca di risposte profondamente interiori.

Sempre più camminatori sostengono che, lungo il tragitto, la meditazione avvicini a Dio, indipendentemente dal senso di fede personale, tanto che all’arrivo si possa affermare di non essere la stessa persona che ha iniziato quello stesso viaggio.

Anche in terra sarda sono numerosi i cammini religiosi, alcuni dei quali molto noti e partecipati ed altri meno battuti dai pellegrini ma ugualmente intensi e profondi nel loro incedere faticoso e riflessivo.

Partiamo dalla Sardegna sud-Occidentale con il Cammino Minerario di Santa Barbara, patrona dei minatori, che si snoda lungo strade e sentieri, villaggi e antichi centri minerari talmente splendidi da aver meritato anche il Riconoscimento dell’Unesco ed essere incluso nell’Atlante dei Cammini del Ministero dei Beni Culturali e del turismo. In questo cammino, la bellezza selvaggia della natura si scontra con la durezza scura e profonda dell’ambiente minerario in un connubio dialettico che non può lasciare indifferenti.

Sempre nel sud Sardegna, molto noto e partecipato è il Cammino che, da Sinnai, arriva fino alla Basilica di Bonaria, un cammino reso ancor più suggestivo dalla notte che fa da spettatrice silenziosa dei pellegrini i quali, dopo una notte di cammino, arrivano alle prime luci dell’alba al cospetto della Patrona massima di Sardegna.

Molto noto è poi il Cammino di Sant’Efisio che accompagna il Martire Guerriero Efisio dalla chiesetta di Stampace a Cagliari fino a Nora, luogo del martirio. Rispetto ai precedenti, questo cammino è, in apparenza, anche molto scenografico ma, a ben guardare, è un cammino di fede profonda poiché durante il percorso sia il simulacro del santo che i viandanti si spogliano degli orpelli della festa iniziale per vestirsi dell’essenziale allo spirito.

Infine, due itinerari particolarmente meravigliosi, a partire dall’arte romanica della Santissima Trinità di Saccargia, di San Pietro di Sorres a Borutta e di San Pietro di Galtellì per arrivare fino ad Orgosolo, paese della Beata Antonia Mesina ed alla Dorgali di Suor Maria Gabriella Sagheddu. Un secondo itinerario invece prende lo spunto dal territorio sardo tra nuraghi e miniere partendo dalla zona del capoluogo per risalire verso l’iglesiente minerario appunto ma puntando verso il borgo di Laconi, paese di Sant’Ignazio per proseguire poi verso il paese natale del Beato Nicola da Gesturi, passando per Barumini e arrivando fino allo stagno di Cabras.

Un turismo lento, cadenzato dal camminare adagio, ammirando la natura e le bellezze circostanti, alla scoperta di comunità accoglienti e ospitali, per arrivare al centro della propria anima. Un viaggio che sa già di scoperta.

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