Romanzesu, il complesso nuragico della vita

Un percorso che dal pozzo sacro al labirinto dello stregone ci porta all’origine dell’esistenza: l’acqua

pubblicato il 03/10/2020 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
Condividi su:
Valentina Piras

L’acqua è la materia della vita. E matrice, madre e mezzo. Non esiste vita senza acqua, diceva Albert Szent-Gyorgyi in una massima che ben si sposa con la cultura delle acque comune a molti popoli, compresa la civiltà nuragica sarda.

Il complesso di Romanzesu si estende per circa sette ettari in un fitto boschetto di sughere a pochi km da Bitti, nella provincia di Nuoro, nella sub regione delle Barbagia. Si tratta di un complesso nuragico risalente all’età del bronzo, vicino alla sorgente del fiume Tirso e si presenta come un articolato villaggio che comprende un pozzo sacro, circa un centinaio di capanne, quattro templi a megaron ma, probabilmente, ciò che più colpisce l’immaginario comune, un anfiteatro a gradoni ed un labirinto, più probabilmente la casa del sacerdote o stregone.

Già partire da questo elenco aiuta a capire la straordinaria importanza del sito di Romanzesu e dell’elevato livello della società che lo ha costruito e vissuto, sviluppandosi attorno al pozzo.

Oggi come allora, l’acqua è vita ed infatti il pozzo venne direttamente costruito sulla roccia da cui sgorga l’acqua; una scala d’accesso immette nella sala circolare costruita con filari di pietra granitica locale ben lavorati e posizionati, con un sedile posizionato lungo tutto il perimetro, la cui sacralità era anche sancita da alcuni betili (o pietre sacre) rinvenute nei pressi del pozzo stesso.

Il pozzo era collegato tramite un corridoio a gradoni ad una vasta vasca circolare di circa 14 metri di diametro dove veniva raccolta l’acqua sorgiva e che, si suppone, potesse essere utilizzata anche per alcuni riti sacri.

Sul leggero pendio che si apre poco distante dal pozzo invece era stato costruito il villaggio, dove possiamo trovare il primo dei quattro templi a megaron che caratterizzano Romanzesu.

Un tempio si trova a circa 100 metri dal pozzo e si presenta con i lati più lunghi nella parte frontale e posteriore; attraverso un vestibolo si accede ad una sala rettangolare dotata di sedili e banconi per le offerte, con una fossa nella parte centrale del pavimento, dove probabilmente veniva accolta una vasca sacra.

Vicino al tempio è possibile trovare un recinto ellittico molto particolare poiché contiene una struttura interna di muri concentrici i quali creano un percorso a labirinto che collega a sua volta ad uno spazio centrale lastricato.

Qui, durante le campagne di scavo, furono rinvenuti numerosi ciottoli di quarzo rosso e ciottoli fluviali che confermerebbero una funzione rituale di questo spazio.

Un altro megaron sorge a circa 100 metri dal precedente, di forma rettangolare e di presenta circondato da un recinto del quale è ancora visibile il basamento. Un terzo megaron invece, anch’esso a pianta rettangolare, sorge più a monte del tempio e conserva una pavimentazione lastricata e parte di un bancone.

Si trovano poi numerose capanne di forma circolare o ellittica, dotate di sedute e banconi e la presenza dello spazio per il focolare, molto simili alle capanne rinvenute in altri villaggi nuragici, che hanno restituito numerosi reperti in ceramica dalle quali si desume che, almeno in una fase iniziale, la fonte venisse usata solo per approvvigionamento idrico.