Il villaggio minerario di Monte Narba, il gioiello Liberty della Società Lanusei

1400 tonnellate di argento e piombo per il piccolo borgo all’avanguardia al servizio dei lavoratori e prigionieri

pubblicato il 19/09/2020 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
Condividi su:
Valentina Piras

Nei pressi di San Vito, dove la provincia di Cagliari cede il passo all’Ogliastra, sorge un piccolo ma spettacolare villaggio fantasma, in una zona isolata ma facilmente raggiungibile: il villaggio minerario di Monte Narba.

Il villaggio sorge nel 1863, praticamente all’indomani dell’Unità d’Italia, accanto all’omonima miniera di argento e piombo già esplorata a metà settecento dal Console di Svezia a Cagliari, Carlo Gustavo Mandel e concessa a metà ottocento alla Società Lanusei.

La miniera divenne presto uno dei maggiori giacimenti di piombo e argento d’Italia, richiamando numerosi lavoratori, tanto che molto rapidamente sorse, nei pressi della miniera, un villaggio dedicato al personale impiegato. A vederlo da lontano, dalla sommità della collina che lo domina, il villaggio all’epoca doveva apparire come un abitato piccolo e laborioso, dotato di luce elettrica e telefono, officina meccanica, un piccolo ospedale, falegnameria e case per impiegati e dirigenti che ospitava i circa 900 operai. Se si considerano le condizioni medie di vita dell’epoca si potrebbe dire un vero e proprio centro di lusso se non residenziale, altro che villaggio per lavoratori!

Durante la Prima Guerra Mondiale, nel 1916, agli operai già presenti si unì un contingente di prigionieri austriaci, qui confinati per i lavori forzati, in quanto luogo difficoltoso da raggiungere e dal quale era davvero difficile scappare.

Il lavoro non mancava, ed era fervente e costante tanto che, alla fine dell’800, si riuscirono ad estrarre oltre 1400 tonnellate di argento e piombo ma come purtroppo accade spesso in Sardegna, ancor più se legato alle miniere, Monte Narba non godrà di vita lunga, tanto che infatti, con la diminuzione del materiale estratto e la crisi del settore minerario di inizi ‘900, la concessione di scavo venne revocata nel 1935 per rinuncia della Società assegnataria a causa delle perdite economiche ormai insanabili.

Cosa resta oggi di questo piccolo gioiello? Si potrebbe rispondere con un piccolo controsenso: poco ma molto allo stesso tempo. Poco perché purtroppo il tempo e l’incuria hanno trasformato quei moderni edifici dell’epoca in fantasmi diroccati e fatiscenti, ingoiati dalla vegetazione che, lentamente, si sta riappropriando dei suoi spazi.

Gli edifici hanno subito numerosi crolli (quindi si sconsiglia di avventurarsi all’interno) specie in quello che veniva denominato Villa Madama, un bellissimo palazzotto in stile Liberty, alloggio del direttore della miniera e della sua famiglia.

Si tratta di una palazzina a due piani progettata dall’ingegner Traverso che ancora conserva, nella facciata, una lunga balconata con ringhiera in ferro battuto e un bell’ingresso sormontato dal monogramma SL (Società Lanusei). Addentrandoci, si resta letteralmente senza fiato: le ampie stanze si mostrano ancora oggi nel loro splendore offuscato dal tempo rivelando, qua e là, gli antichi splendori e lussi dell’epoca, come la caldaia a legna o il refrigeratore nella cucina.

Al primo piano si trova un vero e proprio gioiello: un affresco a soffitto, probabilmente realizzato da un maggiore austriaco prigioniero con notevoli velleità artistiche e numerose decorazioni nello stile dell’epoca, il Liberty.

In fin dei conti però, tutto l’intero complesso ancora oggi trasuda bellezza, quella data dal lavoro e dall’impegno degli uomini e donne che qui hanno vissuto, lavorato e sperato in un futuro prospero e dignitoso. E la riprova arriva da quei macchinari ancora visibili, seppur corrosi e abbandonati, pronti ancora a sfidare il tempo e il destino, mostrandosi lì con la loro fierezza del lavoro svolto al servizio dell’uomo e del progresso.