Rebeccu, il fascino misterioso del borgo fantasma dalle 30 case

La Principessa Donoria e la maledizione di chi sfidò le streghe e il tempo

pubblicato il 12/02/2020 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
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Valentina Piras

Se siete degli amanti del mistero, delle leggende sarde e di luoghi affascinanti e bellissimi, allora oggi vorrei invitarvi ad un viaggio che racchiude fascino e mistero, bellezza del territorio e antiche leggende sarde.

Un viaggio per cui dovrete immaginare un fiorente e piccolo borgo del 1300 dell’epoca giudicale del Meilogu, a pochi km da Bonorva, immerso nel verde del monte Cuccuru de Pischinas in posizione dominante sulla piana di Santa Lucia.

Un borgo talmente importante da comparire addirittura sui documenti ufficiali dell’epoca in quanto capoluogo della curatoria di Costa di Addes e residenza del curatore; un centro che, con i suoi 400 abitanti circa, era il più popolato della zona ed a cui risultavano subordinate le ville di Bonorva e Semestene.

Un borgo che, qualche leggenda racconta, avrebbe addirittura ospitato le nozze di Eleonora d’Arborea con Brancaleone Doria.

Sin qui, direi, scenario idilliaco. Ma se vi dicessi è un borgo maledetto? Bè, in tutta onestà, per me questo aspetto non sarebbe un problema ma anzi, ne aumenterebbe il fascino. Se la pensate come me, allora, proviamo a ripercorrere le viuzze lastricate e la storia di Rebeccu.

Re Beccu, feudatario del villaggio, era padre di tre splendide fanciulle; la figlia minore, Donoria, era una giovane tanto bella quanto inquieta e curiosa, in un’epoca in cui una giovane così era facilmente appellabile come “strega”.

Lei amava andare nel bosco ma questa innocente passione divenne presto la sua maledizione: “Donoria è malvagia, è una strega!”, “vive con le Janas e compie malefici!” dicevano gli abitanti del villaggio.

La paura e il furore contro di lei furono talmente grandi che suo padre dovette cacciarla dal villaggio.
Donoria, costretta dal padre, partì ma non prima di aver lanciato la sua vendetta: pronunciò per tre volte il suo anatema “Rebeccu, Rebecchei, da’e trinta domos non movei» (Rebeccu, Rebecchesi, dalle trenta case non vi muoverete).

E se di lei si persero per sempre le tracce, sul villaggio cadde la maledizione invocata dalla giovane: malaria.

La popolazione veniva flagellata da continue epidemie, gli uomini morivano, nessuna donna portava a termine una gravidanza, le case crollarono quasi tutte. Spaventati dalla maledizione, tutti i sopravvissuti abbandonarono Rebeccu andando a stabilirsi nell’attuale Bonorva.

Ma Rebeccu non si diede per morta e risorse, grazie a sparuti abitanti che tornarono ad animare le sue viuzze e le case furono ricostruire. Ma non più di trenta!

Il declino di Rebeccu è comunque segnato, la maledizione ha vinto, la popolazione ha continuato, nel corso dei secoli, a diminuire sempre più fino al 2011, anno in cui si contava un solo abitante.

Attualmente diverse case e le strade sono state restaurate e recuperate, tanto che è presente anche un ristorante di cucina tipica locale ed è sede anche di un Festival Cinematografico, il Rebeccu Film Festival appunto.

È un borgo affascinante e indecifrabile anche grazie al suo mistero, alla sua resistenza contro la maledizione e alla forza dei suoi abitanti.