Oliva, il ventesimo uruguayano della storia del Cagliari

Da Victorino a Vecino, passando per Lopez e Francescoli: la lunga storia d'amore tra i rossoblù e la Celeste

pubblicato il 24/01/2019 in Storie da Luca Neri
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Luca Neri

Questa è una piccola lunga storia d'amore. Quella tra il Cagliari e l'Uruguay, o tra il Cagliari e i calciatori uruguayani, se preferite.

L'ultimo capitolo prende il nome di Christian Oliva, ventiduenne di belle speranze che andrà ad infoltire il centrocampo di mister Maran. Costato circa cinque milioni di euro, sarà il ventesimo uruguayano della storia del club sardo. Occorre precisare che, dei diciannove predecessori, due non scesero mai in campo. Si tratta di Sebastian Rosano (arrivato nel gennaio 2008 senza mai debuttare) e Claudio Herrera (figlio del grande Josè, cresciuto nella primavera rossoblù senza avere la gioia dell'esordio).

In principio fu Victorino, sbarcato in Sardegna nel luglio del 1982 dopo un Mundialito da capogiro. "El Pescador" diventerà un giocatore tristemente iconico, perennemente ricordato come, più grande bidone della storia del Cagliari. Salutò la piazza dopo 17 gare, due gol e una valanga di rimpianti, appena un anno dopo.

La scottatura si fece sentire, perché dovettero passare otto anni prima che i sardi si ributtassero su un Celeste. Ma lo fecero in grande stile, e a botta sicura, andando ad estrarre dal cilindro tre autentici assi. Fu nella calda estate del 1990, quella delle notti magiche, che i tifosi rossoblù in  un colpo solo abbracciarono Francescoli, Fonseca ed Herrera, tutti destinati a scrivere la storia del Cagliari. Andò molto peggio due anni dopo, quando il Cagliari, forse avendoci preso gusto, si portò a casa Marcelo Tejera, chiamato a sostituire proprio il partente Fonseca (preso dal Napoli a peso d'oro). Stavolta fu un bluff, e il sudamericano durò solo una stagione.

Nel gennaio del 1996 un nuovo fenomeno sbarca sulle coste sarde: dal Nacional arriva O`Neill, genio e sregolatezza per un pubblico in delirio. Buone fortune anche per Dario Silva, decisamente meno per Luis Romero, sino ad arrivare a due bandiere del club isolano.

Nel luglio del 1998, in coppia dal Racing Santander, arrivano Nelson Abeijon e Diego Lopez. Il primo si innamora dell'isola e diventa un beniamino dalla curva e, con il suo furore agonistico trascinante, mette insieme 175 partite e 12 gol. Il secondo esagera, diventando un'icona, un simbolo ed infrangendo record di fedeltà. Chiuderà la carriera nell'isola, dopo 343 gettoni conditi da nove centri, prima di diventare due volte allenatore del Cagliari.

Decisamente meno noti, ma non per questo anonimi, i successivi, tra Peralta, Bizera, Carini, Ceppelini e Cabrera. In Sardegna ci si è goduti poco Vecino, lanciato in sei mesi (nel 2014) dal Cagliari prima di fare ritorno alla Fiorentina (che lo girerà all`Empoli, dove di fatto deciderà la retrocessione del Cagliari con un gol in zona Cesarini al Sant'Elia). Diventerà un campione successivamente, affermandosi all`Inter. Chiude la lista pre-Oliva Alejandro González, piccolo flop invernale nell'anno della retrocessione.