Cagliari, l'infelice abbandono ad una svolta che non arriva

I motivi del perché in tanti, trovano conforto nella tradizione del club: ma ancora per quanto?

pubblicato il 09/02/2021 in Sotto la lente da Mario Siddi
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Mario Siddi
2020

Essere ottimisti nel calcio, non guasta mai.

Soprattutto se si tifa una squadra come il Cagliari, che storicamente, ha abituato a salvezze al fotofinish, stagioni da ultime giornate al cardiopalma, soprusi arbitrali di ogni ordine e grado e tante altre disgrazie spesso superate, custodendo la serie A per l'annata successiva.

Tutto ciò in qualche modo, contraddistingue la storia di questo club, e porta in modo abitudinario a pensare “tanto il Cagliari si salva”, “ne verremo fuori alla grande”, “mancano ancora tante partite”, tanto nel tifoso quanto negli addetti ai lavori, giocatori, mister, presidente.

Posticipare la gloria di oggi, magari accettando una sconfitta nell'immediato e barattandola con la “salvezza certa” di domani, è sempre stato il tacito assenso del tifoso rossoblu.

Il Cagliari di Di Francesco non è da meno in questo intrecciarsi di emozioni, e per un tifoso pessimista cosmico, c'è sempre l'esatto suo contrario del “tanto ci salviamo come ogni anno”.

Ma per quanto ancora potrà durare questo abbandono infelice ad una svolta che non arriva, se il risultato è sempre una sconfitta?

Naufragare in questo limbo, prossimale all'atto di fede in un progetto (forse mai decollato), quand'è che farà svegliare tutti per capire, che si scherza col fuoco?

Che i punti in palio son sempre meno e che le concorrenti sgomitano alla grande?

Tutte domande ancora senza risposta (per ora), ma con la vana speranza che qualcosa cambi. Più perché “la notte non può durare così troppo a lungo”, che per reali inerzie viste sul campo.

Salvo poi dover raccontare che domenica si gioca contro l'Atalanta, e ripiombare come da due mesi, nella buona dose di frustrazione che i pre partita del Cagliari sanno regalare, seguiti da post partita da lacrime e sancgue e mea culpa a tutto spiano.

Un corto circuito insomma.

Che prevede il doverci credere fino in fondo (certamente), ma anche il disamoramento di tanti verso un gruppo che non conosce più il termine “vittoria”e che, nonostante la piccolissima crescita (in termini di grinta) contro la Lazio, oltre a rientrare sconfitta, non ha saputo fare.

Giusto dunque appendersi al progetto targato Giulini-Di Francesco e abbandonarsi all'idea cieca che prima o poi arrivi la sterzata giusta con un risultato positivo? Forse.

Ma i fatti, i punti e la classifica dicono tutt'altro. Ed il tempo è ogni turno maggiormente risicato all'osso per salvarsi. Fate presto.