Cagliari, ora serve continuità

Tra il significato della vittoria contro il Toro e i tre impegni in sette giorni che aspettano i rossoblu di Di Francesco: a che punto siamo?

pubblicato il 21/10/2020 in Sotto la lente da Mario Siddi
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Mario Siddi

Ci sono vittorie che per essere comprese vanno arricchite di significato, altrimenti “godi solo a metà”. E' il caso, ad esempio, di Torino-Cagliari.

Una gara iniziata già due settimane fa negli spogliatoi di Bergamo dove un Cagliari messo all'angolo da una cinica Atalanta, si riprometteva di tornare dopo la sosta “massiccio e incazzato”.

Detto, fatto, e i rossoblu si portano a casa una vittoria tremendamente importante, che tradisce addirittura l'espressione seriosa di un mister che nel post gara, si lascia andare ad un timido sorriso. E non è certo un caso, per uno esperto come lui.

Perché da uomo di campo, mister Eusebio, sa benissimo che oltre ai punti in classifica, battere i granata in casa loro è un “bonus placebo” enorme per tutto l'ambiente.

Dopo un pareggio e due sconfitte infatti, si chiedeva la prova di carattere. Se non il bel gioco, giustificato dal tanto sdoganato “Cagliari cantiere aperto”, serviva almeno mostrare gli artigli e graffiare, battere un colpo, sentirsi vivi ed essere rapaci. E così è stato.

La sintesi perfetta di tutto ciò è nelle reti di Simeone e Joao Pedro.

Gol di rapina, furbizia, cattiveria, decisione. La voglia di ribadire nell'esultanza “ci sono e butto la palla dentro vi piaccia o no, e ci prendiamo noi i tre punti”.

Poi certo, si è sofferto, ma ci può tranquillamente stare in serie A.

Domare un Toro ferito non è stata una passeggiata di salute. La parata di Cragno su Belotti, ad esempio, la dice lunga anche sul valore degli attacchi avversari fino all'ultimo, ma che poi si son piegati all'inerzia di uscirne sconfitti difronte a un Cagliari affamato.

La strada è quella giusta, ma ora serve continuità.

Due partite in campionato (contro Crotone e Bologna) e una in coppa Italia (con la Cremonese), sono un bel banco di prova, se da fare in sette giorni. Ma ora che ci si è sbloccarti, tutto è più in discesa.

E un momento della stagione in cui non fare calcoli. Giocare, migliorarsi e tenere la rotta cercando la continuità. Una specie di “pesca a strascico” dove ciò che resta, lo si valuta alla lunga (per ora), ma senza l'ossessione di focalizzarsi troppo nella finezza. Certi lussi, verranno col tempo. Per ora si badi al sodo.

Meglio concentrarsi sulle cose basilari: tenuta di campo, corsa, meno sbavature possibili e assenza di dogmi tattici o presunti tali.

Ognuno, tecnico compreso, può incidere alla causa mettendoci del proprio. Certamente la trasferta di Torino può lasciare qualcosa, oltre la classifica.

Il trucco, sta nel saper mettere a frutto le esperienze e ricordarsi domani, ciò che si è stati in grado di fare ieri e cercare di riproporlo con costanza.