C'è un fantasma che aleggia sul Sardegna Arena ogni volta che il Cagliari chiude una stagione di ordinaria sopravvivenza: quello di Gigi Riva e di un maggio 1970 in cui l'isola fermò il mondo. Cinquantasei anni fa, una squadra costruita con coraggio e visione sollevò l'unico scudetto della storia rossoblù, con Riva capocannoniere e un'intera nazione rimasta a bocca aperta. Oggi, il Cagliari festeggia la salvezza e una vittoria a San Siro.
Il calciomercato della prossima estate sarà chiamato a rispondere a una domanda semplice: si consolida o si prova a fare il salto? Perché questa squadra, pur nei suoi evidenti limiti, ha dimostrato di avere qualcosa di più di una semplice squadra di lotta per la salvezza.
Una stagione a due facce
Il campionato 2025–26 del Cagliari si chiude al quattordicesimo posto con 43 punti: salvezza raggiunta, missione compiuta. Ma raccontare questa stagione solo attraverso la classifica sarebbe ingiusto, visto e considerato che il cammino rossoblù è stato un'altalena continua di cadute inspiegabili contro avversari abbordabili (come nelle partite contro il Pisa o nell'incontro casalingo con l'Udinese) alternate a prestazioni di livello altissimo capaci di ribaltare gli equilibri dell'intera Serie A.
È questo il paradosso di un Cagliari che sa punire i grandi e spesso si perde contro i piccoli. Una squadra giovane, con tutti i pregi e i difetti che questo comporta: lampi di qualità , cali di concentrazione, un percorso che Pisacane stesso ha definito tortuoso. Ma anche, nell'arco di una stagione costellata di infortuni, la capacità di fare 43 punti con una rosa costruita su under e scommesse di mercato.
Il colpo di San Siro e la vittoria sulla Juventus
Se c'è un'immagine che resterà di questa stagione, è quella del Cagliari che espugna San Siro all’ultima giornata, segnando il destino Champions del Milan. Sotto di un gol dopo appena due minuti, la squadra di Pisacane ha reagito con personalità : Borrelli e Juan Rodriguez hanno ribaltato il risultato, regalando ai rossoblù una vittoria che vale molto più dei tre punti. Di contro, è stata la sentenza definitiva sull'esclusione del Milan dalla Champions League, un colpo che ha avuto risonanza nazionale.
Non è stata l'unica impresa della stagione. Anche la vittoria sulla Juventus ha lasciato il segno: i bianconeri, già in difficoltà , hanno dovuto rivedere le proprie ambizioni e accontentarsi della qualificazione in Europa League. Il Cagliari in questa stagione è stato un "guastafeste" di lusso, capace di incidere sulla storia altrui anche quando la propria rimaneva ordinaria.
Pisacane, la scommessa vinta
Il merito principale di questa stagione ha un nome preciso, ed è quello di Fabio Pisacane. Alla sua prima esperienza da allenatore di una prima squadra, e per giunta direttamente in Serie A, l'ex difensore rossoblù ha convinto tutti a partire dal presidente Giulini, che ha creduto in lui quando in pochi avrebbero scommesso su un tecnico senza precedenti nel professionismo.
Gestire un gruppo giovane, sopravvivere a una lunga lista di infortuni, trovare il modo di motivare ragazzi alla prima esperienza ad alti livelli: Pisacane ha dimostrato doti non banali e a fine stagione ha già chiarito il suo desiderio di rimanere.
Il mercato: il dopo Angelozzi e le scelte da fare
Il calciomercato estivo si aprirà con qualche nododa sciogliere. Il nuovo direttore sportivo Pietro Accardi, annunciato un paio di giorni fa, vuole puntare su un Cagliari giovane e italiano, valorizzando talenti come Sebastiano Esposito e Folorunsho. Quest’ultimo, si vocifera che non verrà riscattato a 8 milioni, come pattuito l’estate scorsa, ma si cercherà di intavolare una nuova trattativa con una formula contrattuale differente.
Semih Kiliçsoy, il giovane attaccante turco che ha stregato tutti nella prima parte della stagione, poi sparito,è tornato al Besiktas di Vincenzo Italiano.Il costo del riscatto era di 12 milioni di euro: una cifra non irrisoria per le casse del Cagliari.
Torneranno mai i tempi di Gigi Riva? La risposta più onesta è che, probabilmente, non torneranno, almeno nell'immediato. Quel Cagliari era il prodotto di un'era irripetibile, di un calcio diverso, di un'isola che si scoprì grande attraverso il pallone. Ma questo non significa che il Cagliari non possa crescere, migliorare, sognare qualcosa di più di una salvezza strappata con i denti...

