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Sponsorizzazioni e calcio: al Cagliari non variano le entrate dai jersey sponsor, ma lo scenario è critico

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Le sponsorizzazioni rappresentano uno dei maggiori introiti per le squadre di calcio. In fondo, si tratta di investimenti e di scelte che vengono fatte dalle aziende su terreni che possono risultare più fertili ad altri per raggiungere i propri obiettivi.

Senza ombra di dubbio, al giorno d’oggi ci sono tante opzioni di scelta per i propri investimenti, come ad esempio in ambito finanziario quelle che si riferiscono alle nuove monete digitali, ma non solo. La piattaforma Plus500 per il trading di risorse finanziarie, è senz’altro una delle più apprezzate e complete da questo punto di vista, mettendo a disposizione degli utenti un gran numero di strumenti efficaci e validi.

Gli abbinamenti commerciali del Cagliari

Anche il Cagliari ha inevitabilmente dovuto fare i conti con questa situazione legata alla pandemia, che ha raggiunto in Italia i 100 mila morti praticamente nel giro di dodici mesi. Eppure, la percentuale di ricavi legata alle sponsorizzazioni sulle divise da gioco non ha subito cambiamenti, come è stato ben messo in evidenza da un’analisi che ha trovato spazio su una nota rivista sportiva.

La compagine sarda, infatti, si porta a casa circa 4 milioni di euro ogni anno dagli sponsor che trovano spazio sulle maglie. In relazione all’importo che caratterizza questi particolari contratti, al primo posto di questa speciale classifica troviamo la Juventus, con ben 48 milioni di euro: seguono, a ruota, Fiorentina, Sassuolo, Roma e Inter, rispettivamente con 26, 18, 16 e 11 milioni di euro.

Detto questo, bisogna mettere in evidenza come il mercato delle sponsorizzazioni delle maglie, anche se il periodo che stiamo attraversando è particolarmente delicato, ha fatto registrare un notevole incremento pari a ben 7 milioni di euro in confronto alla stagione 2019/2020. Un ottimo segnale di come la Serie A riesca a mantenere sempre un certo fascino sulle aziende che vogliono investire in questo ambito.

La pandemia e il duro colpo inflitto all’industria calcistica

Uno dei tanti settori che sono finiti in ginocchio per colpa della pandemia corrisponde, senza ombra di dubbio, al calcio. Il peso degli stipendi è, in effetti, eccessivo da sostenere in un periodo in cui, per forza di cose, gli stadi sono stati chiusi per evitare la diffusione dei contagi da Coronavirus, ma anche i contratti con tv e sponsor sono in una situazione precaria. Se in alcuni casi, infatti, sono stati ritoccati verso il basso, in altre situazioni sono stati completamente depennati.

Il rapporto “Deloitte Football Money League” spiega alla perfezione l’impatto che sta avendo la pandemia sui vari ricavi dei principali club europei, ma in realtà, come si può facilmente intuire, è una situazione che si riflette a cascata anche su tutte le altre squadre. I top club a livello europeo, ad ogni modo, lasceranno per strada, entro il termine della stagione 2020/2021 qualcosa come più di 2 miliardi di euro.

D’altro canto, gli effetti legati alle mancate entrate per via delle limitazioni del Coronavirus si sono già potuti, sfortunatamente, apprezzare nella scorsa stagione e indubbiamente anche quella che stiamo vivendo si svilupperà sulla medesima falsariga. C’è qualcuno che, in ogni caso, è riuscito a concludere degli ottimi contratti, come l’Atalanta, che ha firmato con Intesa Sanpaolo un contratto di sponsorizzazione per ben 40 milioni di euro.

Sport e sponsor: un taglio netto rispetto al periodo pre-Covid

Facendo i conti in tasca alle società sportive in Italia, si può notare come il dramma del Covid sia estremamente evidente. Infatti, nel corso del 2020, gli investimenti in sponsorizzazioni sportive, sociali e culturali entro i confini italiani hanno toccato quota 889 milioni di euro. Una riduzione del 36% in confronto all’anno precedente.

Nel giro di un anno, quindi, sono stati letteralmente polverizzati ben 500 milioni di euro, anche se bisogna sottolineare come lo sport rappresenti il comparto che è riuscito a reggere e affrontare meglio la crisi rispetto al comparo della cultura e spettacolo e dell’utilità sociale e solidarietà.

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